Trovate la vostra missione e la vita avrà un senso

Tutti, per vivere, devono avere una fede. Tutti, per vivere, devono avere una missione. Non importa se umile o elevata, se eroica o quotidiana. Avere una fede e una missione vuol dire essere inseriti nel fiume della vita, sentirsi parte di essa, con un senso, una meta. Vuol dire sentire di avere un compito utile nel mondo. Seguire la propria missione è come percorrere una strada che è già stata tracciata. Perderla è come smarrirsi fra i campi, fra i dirupi, senza orientamento.

            Eppure, periodicamente, ce ne allontaniamo. Abbiamo periodi di smarrimento, di confusione. Ci domandiamo che cosa stiamo a fare al mondo e siamo tentati di abbandonarci alla disperazione. Ma dobbiamo resistere per ritrovare la nostra strada, per riconoscerla. Dobbiamo aver la forza di aspettare che, dal buio, ci appaia una luce, una speranza. E questa, presto o tardi, arriva. Può essere un incontro inatteso, una nuova opportunità, qualcuno che ci chiede aiuto. A volte è solo un cambiamento di umore, altre volte è un sogno. Di nuovo intravediamo un significato, una direzione. E’ come se si accendesse una esile fiammella, che il vento può spegnere subito. Sta a noi proteggerla. Per farlo occorre la volontà, l’esercizio quotidiano della volontà. Solo con la volontà teniamo fissa la meta e resistiamo ai dubbi, alle debolezze, alle delusioni. Tutti coloro che hanno realizzato qualcosa di grande sono stati fedeli a questo loro compito con fermezza, resistendo alle difficoltà, all’insuccesso, all’incomprensione.

            Dante ha passato in esilio tutta la sua vita. Shakespeare ha lasciato la casa, la famiglia, i figli. Mozart ha scritto musica come un forsennato come se sapesse di morire giovane. Beethoven ha continuato a comporre anche quando è stato colpito dalla sordità. Nietzsche ha lottato contro la pazzia. Freud ha resistito alle critiche, alle derisioni, alla malattia.

            Ma ciò che vale per i grandi personaggi della storia dell’umanità vale per ogni essere umano. Tanta gente che conosco, nel suo campo, fa lo stesso. E’ fedele al suo compito, alla sua vocazione giorno dopo giorno. Conosco  un filosofo che, per tutta la vita, ha esplorato l’abisso del tempo. Un sociologo che ha studiato l’agire del consumo. Un penalista che si batte per i suoi clienti come se fossero suoi fratelli, un medico che non abbandona mai, nemmeno per un istante, i suoi pazienti. Conosco uno scultore che vive poveramente per creare stupendi sogni nel marmo. Un pittore che inventa mondi di colore sulla tela. E più mi guardo attorno, più mia accorgo che anche le persone che sembrano più superficiali e disattente, spesso, in realtà, si dedicano a un compito per cui meriterebbero attenzione ed elogi.

            C’è sempre, in ogni essere umano, qualcosa di nobile, di eroico e di ammirevole. E sono così pochi coloro che ottengono un adeguato riconoscimento! Quasi tutti ottengono infinitamente meno di ciò che meriterebbero.

            E, nel profondo, noi tutti siamo consapevoli di questo destino amaro, di questa ingiustizia abissale, connaturata all’esistenza. Una ingiustizia metafisica, che nessuna riforma può eliminare. Ma che può essere riscattata solo dal modo con cui ciascuno di noi si mette in rapporto con l’altro. Rispettando la sua dignità, apprezzando il suo lavoro, rendendo giustizia a ciò che in lui è elevato, e che vale.