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Nel 1570 il santo Arcivescovo venne ad Origgio e nella relazione della visita, oltre alla condanna al curato figurano anche le chiese.

Per quanto riguarda le chiese è segnalato che la nuova chiesa di S. Maria stava per essere eretta in cappellania con la rendita di dieci scudi, e allora la comunità di Origgio, per mezzo del console Francesco Pessina e del sindico Andrea Banfo, sporse supplica al Cardinale Arcivescovo, affinché titolare di detta cappellania fosse nominato Giovanni Battista Ferraro «habitatore d'esso luogo d'Origgio», il quale già da diversi anni portava l'abito clericale, aveva gli ordini minori e si sperava potesse dire presto messa.

Questo era quanto veniva citato.

Il secolo della Controriforma cattolica aveva portato anche ad Origgio il suo contributo, e continuava a sviluppare una disciplina religiosa che in questa borgata appare bene accetta.

Prima cura del cardinal Federico Borromeo fu di mandare anche ad Origgio un visitatore: monsignor Antonio Albergato, il quale, proveniente da Caronno, giunse in paese nella mattina del 24 gennaio 1596.

Visitò per primo la chiesa di S. Maria Assunta ed assistette alla messa, dato che questa chiesa fungeva per il momento da parrocchiale; infatti la chiesa di S. Giorgio aveva avuto un danno in seguito alla caduta del nuovo campanile, che aveva sfondato parte della volta dell'altar maggiore.

In S. Maria Assunta monsignor Albergato trovò come altar maggiore un altare di legno, con un tabernacolo pure in legno ma molto piccolo, indecoroso e troppo basso (nimis parvum et indecens, et nimis depressum).  Sull'altare, una bella tela raffigurante la fuga in Egitto.

Alimentata ad olio di oliva, la lampada davanti al tabernacolo era a spese dei Confratelli del Santissimo Sacramento, ma la Confraternita non aveva redditi e perciò questuava presso i parrocchiani e traduceva poi le elemosine in fiammella davanti a Gesù Eucaristico.

A dire la verità si pretendeva (praetendítur), dice la relazione del visitatore, che un certo Giovanni Ambrogio Banfi, morendo, avesse lasciato un terreno il cui reddito dovesse servire a questo scopo.  Questo terreno era della figlia del Banfi, che aveva sposato Bartolomeo Girardo, ma non aveva mai dato un soldo per la lampada.  Purtroppo non era stato trovato né lo strumento né il testamento per far valere il diritto.

All'altar maggiore di questa chiesa si doveva celebrare ogni festa in forza di un legato lasciato dal parroco Andrea Bonsignori con un testamento del 1543.  Un legato che - come abbiamo detto - non era stato sempre adempiuto.  S. Carlo nel 1570, nella sua Visita Pastorale, aveva voluto che i soldi non pagati antecedentemente per questo legato fossero versati ed impiegati nella compera di un immobile, la cui rendita aumentasse quella del legato stesso.

Il legato Bonsignori era stato aumentato dalla donazione di un tale Giuseppe Corni, che con strumento rogato dal notaio Aurelio Castiglioni di Saronno il 27 settembre 1594 aveva donato un campo sulla strada verso Nerviano, in località detta la Castolda.

C'era inoltre il legato di Apollonio Crespi al Comune di Origgio, di lire 63 più una messa in S. Maria, ma anche questo legato non veniva adempiuto.

Della chiesa di S. Maria il visitatore si è dimenticato di darci le misure; infatti dopo aver scritto - è di lunghezza di cubiti, è di larghezza di cubiti (eius longitudo est cubitorum et latitudo cubítorum) - ha lasciato il posto delle cifre in bianco.  Dice in compenso che la chiesa aveva una porta centrale in fondo e che sopra la porta c'era una finestra rotonda.

Intorno alla chiesa di S. Maria c'era un cimitero.

Annessa alla chiesa però non c'era sagrestia, mancava il campanile, mentre fra le due pareti al lato del Vangelo era stata aperta una finestra, da cui pendeva una campanella.

Il giorno 24 gennaio monsignor Albergato visitò la chiesa parrocchiale di S. Giorgio, e trovò che sull'altar maggiore, in legno, c'era un'icona grande e bella (icona satis ampia et pulcra) che raffigurava la Madonna col Bambino, e ai lati i santi Giorgio ed Eustorgio.  Neppure di questa chiesa ci sono date le misure.  Il battistero era in fondo alla chiesa, sul lato sinistro, in una apposita cappella.  A proposito di battistero va ricordato che per il battesimo si usava dare al parroco un fazzoletto e qualche volta una candela (parocbus accipit sudariolum et unam candelam aliquando delerunt); quando la candela non veniva portata (doveva servire per il rito battesimale: « Ricevi questa fiaccola accesa, ecc. »), il parroco suppliva del suo '.

Oltre a queste due chiese si accenna ad altre due: S. Maria ad Nemus (S. Maria al bosco) campestris diruta: è l'ultima volta che nei documenti arcivescovili si accenna a questa chiesa. L'altra è la chiesetta di S. Eustorgio, che monsignor Albergato visitò il 25 gennaio.  Era distante dalla parrocchiale cento passi ed aveva la sua piccola abside dipinta con figure ormai corrose. Correva voce che la chiesa fosse antichissima ( ecclesiam hanc dicunt esse vetustissimam; est Sanctorum figuris picta).

 

 

 

 


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