Origgio veniva
chiamato il paese delle oche perché questi simpatici ed utili animali erano
diffusissimi ed ogni famiglia ne allevava
qualcuna; signor Arturo, quante oche, c'erano in
ogni
cortile e come venivano tenute?
R)In pratica in ogni "curt" vagavano almeno un
centinaio di oche, tenendo conto che ogni famiglia ne teneva una decina circa;
nelle corti più grandi, come la Manara o la Fabbrica potevano arrivare anche
a 200. Naturalmente esse venivano
contrassegnate da un marchio per ogni famiglia ed erano quindi libere tutte
assieme; fa niente se ogni corte era piena di "struns", per noi le
oche erano importantissime per il grasso, che veniva conservato per fare
condimento (per tutto l'anno), per la stessa carne, che vendevamo al “mercaa
da Saron" il mercoledì (portavamo al mercato l'animale ucciso senza
collo e zampe, che usavamo noi in cucina per fare il ripieno e il lesso) e per
il piumaggio, (soprattutto per il piumino) per il quale le nostre madri
potevano ricavare ogni anno, l'equivalente di uno stipendio mensile di oggi.

D)A chi lo vendevano?
R)Andiamo con ordine: le donne le pelavano 3 volte
all'anno: verso il quarto mese, verso l'ottavo e prima di Natale; quest'ultima
pelata serviva molto per il piumino, quello sotto il petto e l'altra piuma più
grossellina per i cuscini. Tutto
veniva raccolto in un sacco e poi si vendeva al Penàtt, un ambulante che
passava periodicamente (di più verso Natale) con un cavallo con carretto e
degli involucri. Egli pesava i
sacchi, controllava il piumino (che noi tenevamo separato) e poi si trattava
il prezzo. Chi come mia madre
aveva 8 oche poteva produrre in tutto 8 kg all'anno di penne e piume,
ricavando l'equivalente di uno stipendio di oggi.
Anche per questo le oche erano molto importanti in un'economia povera.
D)In tutte le "curt" venivano altri
ambulanti. Se ne ricorda
qualcuno?
R)C'era il notissimo "mulitta" che passava una
volta ogni 2 settimane e offriva i suoi servigi per molare i coltellacci che
avevamo e che usavamo per tante cose, nonché le falci da contadino.prima
passava con un carretto spinto a mano (che conteneva la mola che poi azionava
per mezzo di una moltiplica), mentre negli anni successivi veniva con una
bicicletta alla quale applicava la cinghia della mola che azionava pedalando.
Ull Magnan
C'era poi una figura popolarissima che è quella del
"magnan". Egli riparava tutte le pentole (che erano in rame); alcune
erano così consunte da aver ormai assunto il colore del rame vivo e ciò era
dannoso; altre erano addirittura perdenti.
In quest'ultimo caso ci metteva una "pezza", cioè un "rabatìn"
metallico, poi metteva un po’ di stagno con gli acidi per formare uno strato che coprisse
il rame metallico. Di norma però
questo, dopo un paio dì mesi si perdeva e doveva essere ripetuta la seconda
parte dell'operazione. Conservo
ancora una pignatta di rame risalente alla fine del 1800 che è 'stata
riparata dal "magnàn" e che serve ancora qualche volta a mia moglie
per fare la polenta. "Ull
magnàn" passava al mattino, ritirava le pignatte da riparare in tutti i
cortili poi si metteva in un angolo tranquillo, aveva il suo soffietto, con un
po’ di carbonella riusciva a portare la pentola ad un temperatura adatta per
eseguire il lavoro e poi passava a riscuotere.
D)Il magnano e'una figura che ha ispirato canzoni
(delle quali una popolarissima, "Donne, donne, c'e' il magnano",
viene cantata dai cori di mezza Italia) ma soprattutto una figura di un certo
spirito...
R)E' vero. Caratteristica
della maggior parte di questi artigiani era quella di scherzare molto, sia con
le donne, con le quali avevano molto a che fare, che con i bambini.
Ricordo che anch'io, quando arrivava, gli andavo dietro si formava
spesso una scia di bambini, che un po' lo scherzavano e un po' lo seguivano
incuriositi.
D)Poi c'era anche "uli strascee”...
R)Nella nostra corte ne venivano due, quasi tutte le
mattine, da Caronno Pertusella. Ritiravano
gli stracci e davano in cambio la candeggina o anche la soda, "la liscìva"
per lavare; prima dell'avvento della lisciva, le donne utilizzavano al suo
posto la cenere, mescolandola in mastelli grossi assieme al sapone.
Le donne lavavano la biancheria in mezzo al cortile, intanto che tutte
le oche erano in giro....
D)Era una specie di baratto!
R)Si. Ull
strascee girava con una damigiana di candeggina, con la sua cannuccia e in
base alla quantità degli stracci dava 'la candeggina.'Arrivava in corte e
suonava la sua trombetta. Più
anticamente questi straccivendoli ritiravano pure le ossa di animali. Uno
di questi a volte cantava anche una canzone che fa così: "Oh donn, l'e
'riva' ull matt da Caron. Vorrei
baciar Ninetta ma lei mi disse no, ma sotto la scaletta, si, si la baciero"'.
Entrambi gli "strascee" che venivano alla nostra "Curt
del pess", avevano il gomito facile e finiva no spesso ubriachi.
Ull Mario Tiraca
C'era anche un terzo "Strascee", questa volta
di Origgio, che veniva qualche volta anche a vendere "la tiraca" un
dolce fatto con zucchero, olio e sciroppo.
Era molto dura e veniva da lui "tirata" e poi attorcigliata
in piccole striscie.

Lo spazzacamino
Poi c'erano anche gli spazzacamini che venivano dalla
montagna; quelli che venivano da noi erano valtellinesi ed
io li conoscevo bene.
Era il mestiere più brutto e meno considerato e facevano un po' pena;
tutti avevano con sé un bambino, quasi sempre il loro figliolo che
interveniva nel caso, abbastanza frequente, che non si riusciva a sbloccare il
camino. Allora il piccolo saliva
dalla canna verso l'alto e il padre stava sul tetto, in corrispondenza del
comignolo; erano figure davvero tristi e quando avevano finito il lavoro,
nessuno negava loro l'occorrente per lavarsi e magari un panino per il
piccolo, oltre alle 15 lire di compenso.
Ogni anno bisognava far pulire il camino perché
vi si bruciava di tutto e questi camini erano fatti in modo spesso
sconnesso, storti, mal costruiti (facevamo ciò che potevamo); anche per
questo il lavoro dello spazzacamino era difficoltoso.
D)cosa bruciavate nel camino?
R)Avendo pochissima legna si bruciavano perfino le
pannocchie vuote del granoturco e, quando era secca, l'intera pianta (ull
maragàsc). Noi coltivavamo in
gran quantità ull marag un e
perciò avevamo una buona disponibilità di fascine di maragàsc, anche se per
prepararle si doveva lavorare sodo.
Riscaldamento "a buascia"
Nei periodi più neri si usava anche fare delle palle con
la carta e il cartone recuperati, ricoperti di sterco di vacca (la buascia) lasciato poi seccare.
Faceva un pò di fuoco però, (come del resto anche ull maragasc, che
come si sa contiene molte sostanze oleose) finiva per impastare il camino di
fuliggine. Spesso i camini si
incendiavano anche.
D)Signor Arturo, a proposito di ambulanti, c'era
anche il ciuee che aveva un buon giro a Origgio.
R)Era il venditore di acciughe sotto sale, che
trasportava in contenitori dì legno sulla sua bicicletta e poi vendeva a
etti. Si mettevano sott'olio, con
un po' di prezzemolo e aglio. Durante
il periodo della guerra mia madre me ne dava una, con un panino, ed io la
tiravo lunga più che potevo. Poi
c'era anche "El scalee", cioè un ometto che girava con un cavallo e
un carretto carico di sedie, scale, cavagne (la cavagna è un contenitore tipo
cestino di vimini ma un po’ più grande e serviva permettervi ìl
granoturco), poi c'era anche il "cadregat", cioè l'impagliasedie,
al quale si davano da riparare le sedie che si disfacevano (le riparava
mediante delle erbe palustri fatte seccare, probabilmente giunchi, che poi
intrecciava e tesseva); quest'ultimo fa parte del passato meno recente, "el
scalee" invece e' andato avanti a lavorare come ambulante, sempre col suo
cavallo e il suo inconfondibile richiaino, sino a 7 anni fa circa.
Cominciò suo padre nel '42 circa, successivamente fu il figlio a
prendere il suo posto; un tempo succedeva spesso. Poi venivano pure dei mendicanti, ricordo un certo Romeo,
gobbo di Caronno che faceva spesso il caffè in cortile, un invalido su
carrozzella che cantava con la fisarmonica la storia del suo incidente e un
sonatore di organetto, per allietare grandi e piccini.