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Natale era Natale anche allora, anzi più di oggi.  Indiscusso il proverbio: « Natale coi tuoi; Pasqua con chi vuoi ». Famiglie compatte.

Ho già detto delle oche e del muschio.

Gesù Bambino era atteso, più che oggi 'Canzonissima" o "Rischiatutto".  I bambini, che volevano fare i grandi dicendo: « lo so... », poi se ne dovevano pentire.  Ma era un Bambino da poveri.  In compenso, con giocattoli a buon prezzo, comparivano anche frutta secca, arance, mandarini, torrone; ed il gioco della tombola e dell'oca rifioriva.

Anche chi vivacchiava in cucina col poco fuoco del camino, per Natale finiva nella stalla, riscaldata dagli animali, come Gesù Bambino a Betlemme.  Si pranzava nella stalla, si pregava nella stalla, si cenava nella stalla, e ci si dormiva.  Perché gli oríggesi cantavano un inno sacro, in dialetto, il cui ritornello suonava così:

Va dent, Maria, va dent,
Va dent in de la stata..

E nella stalla restava, sino a dopo l'Epifania, il presepio di cartone

Questa dimestichezza con lo stallatico faceva parte del tipo di vita contadina e quindi anche di varie manifestazioni, religiose e non.  Del fidanzamento, per esempio, erano componenti: i due giovani, i parenti, l'età, la stagione, il paese d'origine, la dote, ma anche il mucchio di letame nel cortile della controparte: il benessere della famiglia era in proporzione anche di quel mucchio (la mota de ruch) perché ad esso corrispondevano stalla, animali, granaio e soldi.

Alle sere del mese mariano (l'ho già accennato) la chiesa si stipava; i ragazzi c'erano tutti, d'obbligo.  Le 32 prediche facevano più che da quaresimale, così come il S. Perdon d'Assisi in agosto ripeteva la Pasqua per confessioni e comunioni.

Si parlava da tutti il dialetto, sempre; la lingua italiana sembrava tabù.  Del resto chi la capiva?  Si sentiva alle prediche.  Per questo i ragazzi si stufavano a predica.  In chiesetta, a stento, li tenevano a freno le Signorine Croce e Pini col coadiutore.  In chiesa grande, coi genitori, si filava meglio, magari ci si appisolava.  Ma che zuppa!  Non finiva mai!

Una sera, come sempre, tutti i nasi erano volti in su verso il pulpito ed il parroco aveva oltrepassato la mezz'ora.  Da notare che Origgio aveva appena ricevuto l'energia elettrica ed in chiesa splendevano lampadine da sette candele sulle pareti delle due navate laterali; ne erano tutti fieri, pur ignorando i nomi di Volta e Pacinotti.  Ecco che l'uditorio si distrae, si agita, qualcuno parlotta, corre dall'uno all'altro un mormorio; il predicatore s'arresta, anche lui guarda attorno, s'innervosisce, e poi... giù una filippica contro gli educatori, i genitori, gli anziani, l'oratorio... Attorno alle lampadine volteggiavano decine e decine di maggiolini (i grisei).  Tutti ne compresero la provenienza.  "Contestatori" in erba? O monelleria?  Dopo, a casa, i papà più responsabilizzati chiamarono a rapporto i loro figli maschi, semmai nelle loro tasche fosse rimasto qualche maggiolino.  Ma la mossa già era stata prevista dagli organizzatori.

All'uscita dalla funzione, i ragazzi si dovevano scaricare.  Portavano in tasca pezzettini di zolfo (quello per disinfettare la stanza dei cavalèr), li accendevano, li tiravano alle persone, ricomponendosi subito da innocui.  Bersaglio preferito, manco a dirlo, ragazzette e signorinelle.  L'oscurità favoriva l'omertà.

Poi... saltare le colonnette, che circondavano la piazza della chiesa.  Erano numerose, diritte e storte, basse e più alte, ma di sasso; e bisognava saltarle tutte, di filato, allargando le gambe e aiutandosi colle mani, come atleti al cavalletto.  Gioco pericoloso, condannato, ma per questo più gustoso.

 

 

 


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