Le prime notizie della chiesa S.Maria risalgono al 1543
quando il parroco ad Origgio Andrea Bonsignore, nel testamento del 24 gennaio
1543, rogato dal notaio Giacomo Molteni, lasciava un legato di una messa da
celebrarsi nella chiesa di S. Maria in tutti i giorni festivi (si ricordi che
allora la chiesa parrocchiale era S.Giorgio) da un cappellano a cui si dovevano
pagare trenta lire all’anno.
In quell’anno ci fu la Visita Pastorale, tuttavia non giunse
S.Carlo, divenuto vescovo a Milano nell’aprile 1566, ma dei suoi
delegati in data 1 novembre 1566. La loro relazione ci dà fonti sulla chiesa S.
Maria.

In mezzo al paese si stava fabbricando una chiesa
dedicata alla Madonna Assunta. Doveva essere ad una sola navata, con un unico altare: sul
tetto della chiesa era stata posta una campanella, ma il campanile non c'era
ancora. C'era il posto per quattro
porte, ma le porte mancavano ancora, e sul pavimento giacevano tre travi che
dovevano servire per il completamente dell'edificio. Non c'erano redditi, ma in questa chiesa già si celebrava e
si seppellivano i morti.
La chiesa veniva costruita ex
elemosinis. Su questo punto c'era però una questione, perché
correva voce insistente che un signore, e precisamente Filippo Castiglioni di
Origgio, aveva fatto testamento orale in presenza del prete Gerolamo Lupo -
parroco di S. Maurilio in Milano e suo confessore - con cui obbligava Giovanni
Battista Bernasconi suo genero ed erede universale a completare in bonam et decentem lormam la
detta chiesa. Quando il detto
Filippo Castiglioni si confessò per l'ultima volta fece chiamare davanti al suo
confessore Lupo il genero Bernasconi, ingiungendogli di eseguire ciò che egli
aveva prescritto: e il Bernasconi aveva fatto quindi promessa formale.
C'era poi un'altra chiesa assai bella e nuova,
dedicata essa pure a S. Maria, in mezzo alla campagna, con la cappella
dell'altare fornita di volta dipinta, piuttosto bassa (humilis),
con un solo altare, senza pavimento, col tetto e con tre porte aperte.
Non aveva redditi, ma servitù ed obblighi.
Origgio aveva pure una quarta chiesa, in aperta
campagna (extra oppidum),
dedicata a S. Eustorgio, con la cappella dell'altar maggiore avente la
volta; la chiesa era decorata di pitture antiche.
In questa chiesa, il cui pavimento era antico e rotto, si celebrava la
messa ogni prima domenica del mese. Dietro
questa chiesa bassa, senza soffitto ed indecorosa, stava la sagrestia, e c'era
pure un cimitero, però non recintato, con la tomba della famiglia Forsani.
I visitatori arcivescovili, vedendo che ad Origgio
c'era abbondanza di chiese (attenta multitudine ecclesiarum), decisero che quest'ultima dovesse
essere distrutta e che col materiale ricavato si dovessero riparare le altre
chiese. Ma si fece avanti una
devota affezionata a questa chiesetta, la Magnifica Domina Elisabetta, moglie
del Magnifico Signor Diomede Castiglioni, la quale promise ai reverendi
visitatori di provvedere i paramenti, di fare il soffitto, tinteggiare le
pareti, allargare l'altare e riparare il pavimento a sue spese (suis
sumptibus) entro il giugno dell'anno seguente.
Gli ordini dati dai visitatori sono facili da
indovinare: si doveva fare un soffitto di legno alla chiesa, non vi dovevano più
essere seppelliti i morti, e il sepolcro doveva essere chiuso da una pietra
decorosa. Così infatti venne
eseguito.
Sull'altar maggiore si doveva porre un tabernacolo
di legno dorato, da potersi chiudere a chiave, e decorato all'interno.
Questa prescrizione non deve suscitare meraviglia, perché fino a
quell'epoca in tutte le chiese il Santissimo Sacramento non era conservato sull'altar
maggiore; quest'uso si diffuse solo dopo la prescrizione del Concilio di Trento.
Anche questo ordine fu presto eseguito.
Si doveva poi provvedere una pisside d'argento,
dorata internamente per conservarvi l'Eucaristia: anche questo fu eseguito.
La relazione prosegue parlando del parroco, che
era inquisito per gioco e donne.
Riprendendo successivamente affermando che nella chiesa dell'Assunta, che era
ancora in costruzione, fu proibito celebrare la messa e, finché non fosse stata
consacrata, doveva
essere tenuta chiusa.
Per la chiesetta campestre di S. Maria veniva
imposta la chiusura, e proibita la celebrazione della messa.
Si torna quindi ad insistere per la riparazione di
S. Eustorgio, oppure per la sua distruzione, adoperando il risultante materiale
per la costruendo chiesa dell'Assunta.
Gli ordini furono quasi tutti eseguiti,
l'arcivescovo faceva controllare l'esecuzione dei suoi decreti, perché di grida
spagnole non eseguite ce n'erano fin troppe.
Finora nessun documento ci ha detto la fine incontrata dalla chiesa di S. Siro.