
La
pratica religiosa si svolgeva compatta, totalitaria. Rari e citati a dito gli emarginati. Li chiamavano Lenin.
Tutti
a dottrina il pomeriggio di domenica: ragazzi e ragazze ai rispettivi oratori.
Gli altri in Chiesa parrocchiale.
Chiuse le osterie. Qualcuno
in giro con bastoni a convogliare i disertori.
Ma
in parrocchia i due sessi restavano rigorosamente separati. i Cadregatt
(= i sediatii, o
distributori di sedie) piazzavano una tenda scura, che correva verticalmente
dalla porta centrale all'altare maggiore, alta da terra due metri, sostenuta
da robusti piedestalli. A destra
le donne, a sinistra gli uomini. Il
Parroco teneva dottrina; seguivano canti e benedizione eucaristica.
Solo a Chiesa vuota si ritirava il séparé.

Questo
non avveniva né durante le Messe mattutine, pur rimanendo separati i sessi, né
durante il mese mariano, che vedeva il tutto esaurito per ben 32 sere.
Perché? Lo ignoro.
La
celebrazione di un matrimonio dava spettacolo, forse perché rompeva la
monotonia della vita paesana e vi inseriva un motivo di gentilezza.
Dopo la cerimonia religiosa, lo sposo
accompagnava a casa della sua mamma la "dolce compagna" cogli
invitati. Ma, arrivato al suo
cortile, si trovava dinanzi una vera barricata, formata da carri agricoli,
carrette a mano, fascine, carriole ed altro.
La mamma lo attendeva al di là. Spettava
allo sposo dar prova di amore e di destrezza, aprirsi un passaggio rimuovendo
gli ostacoli, senza rovinare il vestito nuovo.
Lei fingeva di dare una mano, nell'impazienza di arrivare alla nuova
casa; ma lui non permetteva, cavallerescamente. Gli altri stavano a guardare ed a commentare.
Senonché qualcuno del seguito, fra l'indignato ed il compassionevole,
finiva col dare una mano; forse anche spinto dalla fame, perché allora andare
a nozze equivaleva a 'fare il pieno".
Si conosceva bene il proverbio: « Eterno come la fame ».
Il
25 marzo, festa della Madonna del bosco, era giornata non lavorativa; si
celebrava una piccola sagra.

I
ragazzi attendevano questa ricorrenza, anche perché era vacanza da scuola, ma
soprattutto per accontentare la gola. Leccornia
arcipreferita la tiraca (zucchero
filato). Oggi ne avremmo
ribrezzo, siamo schizzinosi. Ma
allora i ragazzi assistevano alla sua confezione fatta a vista, dinanzi al
santuarietto (allora cappellina), se la mangiavano cogli occhi mentre il
venditore 'tirava" quel pastone, lo attorcigliava, lo schiumava, lo
maturava sino ad un bel colore giallo lucido,
lo portava a secco, lo vendeva a pezzi.
Lo
vendeva!? Lo cambiava anche in
natura. Perché bisogna ricordare
che allora i soldini scarseggiavano ed i ragazzi dovevano arrangiarsi.
Durante la novena facevano incetta di ferraglia, specialmente a
Saronno. A Saronno ul
gícarlin detto anche gamba de legn scaricava
immondizie specialmente da Milano. In
barba a proibizioni e leggi igieniche, i ragazzi vi cercavano ferraglia, come
cani e gatti vi cercavano nutrimento. Abbondavano
i chiodi: e qui poi... ci cascavano, perché le mamme dovevano rattoppare i
pantaloni e capivano... (A proposito di pantaloni per maschi: arrivavano a metà
gamba e posteriormente avevano un'apertura a bottoni, chiamata urbiseu
o pantela per facilitare la soddisfazione di certi bisogni naturali senza
calare tutto).
Ecco
perché il 25 marzo era anche, per i ragazzi, la sagra del ferro.