
La
chiesa di San Giorgio perse il suo ruolo di chiesa parrocchiale nel 1701,
allorché venne ultimata l’attuale parrocchia dedicata all’Immacolata. La
chiesetta venne tuttavia mantenuta “in vita” dagli abitanti, per la
presenza del cimitero ad essa annesso. C’è comunque da intuire lo stato di
trascuratezza in cui essa cadde, rimproverato anche al momento della visita
pastorale del cardinal Schuster (1936), che ordinò subito di prendere dei
provvedimenti.
I primi lavori di restauro iniziarono due anni dopo, ma solo
nel 1941 vennero scoperti alcuni affreschi nelle pareti laterali nascosti da
strati di intonaco.
Nel 1959 venne ritrovato il citato crocifisso duecentesco
e gli affreschi della cappella dei Re Magi, già danneggiati a causa
dell’apertura di una nuova finestra all’interno della cappella e che
risultano in ogni caso i peggio conservati. Il crocifisso quattrocentesco
venne portato a Ponte di Legno, dove venne restaurato dalla scultore Onorato
Ferrari.
Affido
ora la descrizione della decorazione interna della chiesa al parroco don
Ernesto Castiglioni, riportandola dal Chronicon Parrocchiale del 1954, che
anche se in modo impreciso, sa ben rivelare la magia di un posto così caro
alla storia di Origgio: ”Oasi di pace e di tranquillità, la sussidiaria San
Giorgio sembra una gemma artistica di fattura architettonica, tanto cara al
grande arcivescovo il cardinal Schuster.
Costruita attorno al 1528, rispecchia
lo stile puro del romanico lombardo; testimonianza più bella la torre
campanaria, simile in tutto a quella di Sant’Ambrogio a Milano. L’entrata
è sistemata a tramontana, non visibile da via Manzoni; ha la forma di un
rettangolo. Ai lati risulta una cappella dedicata al crocifisso, costruita in
un secondo tempo. Sulle pareti dell’altare maggiore spicca al centro, a
mo’ di pala, un quadro di San Giorgio, mentre ai lati è ammirevole per
freschezza e tonalità di colori, l’immagine di San Carlo Borromeo e di San
Erasmo martire.
Sulle pareti laterali quadri raffiguranti la vita del santo
titolare e figure del vecchio testamento, mentre sulla volta sono mirabilmente
ritratti i volti dei quattro evangelisti; sulle finte colonne a muro sono
dipinti San Cristoforo e San Mammete. Non si conosce l’autore, ma è
chiarissima la scuola e il carattere forte proprio di Pier Francesco
Mazzucchelli detto il Morazzone, che nella nostra provincia ha lasciato tanti
monumenti d’arte religiosa. Non è da escludersi tuttavia l’ipotesi che
uno scolaro di Gaudenzio Ferrari, forse assistito dal maestro stesso che vi
dipingeva nel Santuario di Saronno, abbia eseguito quei dipinti.
Altro
particolare da segnalare al pubblico interesse è la pendenza visibilissima
del campanile, ma non pericolosa, come qualcuno aveva segnalato in
quest’ultimo tempo: visto dall’esterno non detta nulla allo spirito, ma
varcato il cancello ed entrando nell’agreste sagrato, raccolto tra le basse
mura, vi si respira una spiritualità quasi perdentesi nella notte dei tempi,
ed il piccolo tempio stimola sentimenti di pace e serenità.”

Riporto
in seguito altre due piccole curiosità. L’antica chiesa duecentesca era
nata su due livelli: essa dunque originariamente era dotata di una cripta,
probabilmente mai utilizzata per tale scopo e ora in uso alla attigua Casa San
Giorgio come deposito.
L’ultima
notizia che ho ottenuto da fonti dirette è un particolare uso del famigerato
campanile. Esso, durante la seconda guerra mondiale, era rifugio privilegiato
dei disertori origgesi, che,avvisati del pericolo dallo scampanare del
sagrestano di turno, subito raggiungevano la cima della torre da un’angusta
scalinata ancor’oggi accessibile dalla sagrestia e scongiuravano lo scampato
pericolo.