Nel
1603 invece, in seguito ad una paurosa piena che portò distruzione fino ad
Origgio, la Casa Borromeo proprietaria delle terre di quel paese, considerati
anche i benefici che gli spandimenti regolati dei Bozzente potevano portare ai
suoi boschi, si rese disponibile al concorso delle spese previste da un piano di
deviazione dello stesso, da tempo preparato da un gruppo di Architetti, che
prevedeva le seguenti opere:
la
costruzione di una grande chiusa che sbarrava il vecchio corso del Bozzente al
di sotto di S. Martino (23) (in corrispondenza dell'attuale strada campestre
situata a monte dei campo sportivo di Cislago) e la derivazione da questa di un
nuovo corso che seguendo in parte l'attuale circonvallazione di Cislago fino al
ponte, piegava in direzione dei boschi di Gerenzano-Uboldo per raggiungere la
brughiera del Guasto di Origgio nella quale doveva spandere completamente le
proprie acque con varie diramazioni (23-29-14-15-19).
A
questo fine il Conte Renato Borromeo metteva a disposizione dei piano 4500
pertiche dei suoi boschi di Origgio per raccogliere gli spandimenti delle acque
e si impegnava a sostenere la metà delle spese necessarie per l'esecuzione del
piano e della futura manutenzione e aggiungeva:
«
Inoltre esso Sig.
Conte promette di far fare una
chiusa di ceppi, o sassi, e mattoni in
calcina nel cavo di detto torrente, e
nel luogo ove le acque di esso si introducono nel cavo nuovo; in modo tale, che,
per alcun tempo avvenire l'acqua di
esso torrente non possa dar danno a detta strada».
Il
Ducato con rara tempestività ordinò al Giudice delle strade, sig.
Giorgio Secco, un'ispezione della zona che venne da questo effettuata e
completata con una relazione favorevole che metteva in evidenza i vantaggi che
la realizzazione del progetto avrebbe portato alla viabilità e alle terre di
Cislago e Gerenzano e in questa proponeva:
«
Onde si concertò col Giudice mio Predecessore, che
il Ducato potesse pagare fino a lire tre mille; attesto che con
tale diversione il cavo del vecchio torrente restava asciutto,
e poteva servire di strada
».
A
loro volta le comunità di Cislago e Gerenzano presentarono al Governatore di
Milano una supplica con la quale, chiedendo la facoltà di deviare il Bozzente,
mettevano in evidenza il grave pericolo rappresentato dalla strada Varesina
percorsa dal torrente, sottolineavano la disponibilità della casa Borromeo alla
realizzazione dell'opera e si richiamavano al parere favorevole del Giudice
delle Strade.
La
supplica, che pubblichiamo nel suo testo originale, era così formulata:
«
Cum sit quod anno superiori per Agentes terrarum
Cislagi, et Geranzani supplicattim fuerit Suae Excellentiae pro
obtinenda facultate divertendi aquas torrentis Bozzenti, tunc decurrentes per Cavum Veterem prope viam
magistram Varesinam, et secus ipsas terras, in maximo
periculo, et damno ipsarum, et eiusdem Viae, quas
aquas Illustrissiuis Comes Renattis Borromeus offerebat
ducere per Cavum noviter construendum super eius bonis Origii; et super eo
supplici libello injunctum fuerit
Octavio Raverto, tunc Judici Stratarum, ut locumi visitaret et referrai etc. »