Approvato
il piano vennero subito appaltati ed iniziati i lavori con un impiego imponente
di uomini e animali distribuiti sui vari punti dei tre tracciati; tutte le parti
essenziali vennero ultimate verso la fine del 1760, mentre il piano fu
completato in tutti i suoi particolari nell'anno 1762.
Al
termine dei lavori S.A.S. il Duca di Modena, promotore di quest'opera, ordinò a
tutti i proprietari delle terre, che da Tradate a Rho erano stati in qualche
modo interessati o soggetti ai fenomeni dei tre torrenti, di unirsi in un
Consorzio, finanziato in parte da loro ed in parte dal Ducato, avente lo scopo
di conservare il piano sempre funzionante con le necessarie sorveglianze e
manutenzioni. Nominò pure una Giunta di ministri con il compito di giudicare,
in riunioni periodiche, tutte le infrazioni e le necessità che il Consorzio
stesso era tenuto a riferire, ed a intervenire con una speciale autorità, a
risolvere qualsiasi situazione.
«
La Congregazione dei Torrenti », così era stato allora chiamato il Consorzio,
doveva in ogni modo e con ogni mezzo operare per evitare che si verificasse
nuovamente l'antico fenomeno:
l'unione
dei tre torrenti nel corso antico del Bozzente di Cislago!
La
perfezione dell'opera e la sua utilità fu subito verificata durante le piene
avvenute negli anni successivi ed è documentata dallo stralcio della relazione,
che di seguito pubblichiamo, diretta al Duca di Modena in ringraziamento per il
suo decisivo intervento.
...
mercè di provvedimenti cotanto saggi V.A.S. in tempi calamitosi ba condotta a fine un'impresa per tant'anni desiderata
e quasi disperata dagli Abitato di queste
terre. Si son separati li tre
Torrenti con nuove manofatte
inalveazioni, e s'è perfezionato il necessario progetto
di consumare le loro piene ripartitamente nè boschi e nelle brughiere. Ed
anzi colla sperienza di due precedenti
anni s'è giunto a segno di volgere a vantaggio di quelle terre la ferocia medesima dè Torrenti.
Imperciocchè
dalle frequenti loro irrigazioni nella
state e nell'autunno gli antichi boschi si dispongono già ad una
maggiore feracità,- e què tratti immensi di sterilissimi piani dalle
bonificazioni dè Torrenti o si abilitano a trasformarsi in dense boscaglie, o dagli agricoltori si rivestono
di novelle e già sorgenti piantagioni. Non
.s'è veduta giammai una metamorfosi
di cose la più strana.
Què
medesimi terrazzani, i quali, anni sono, al primo
udirsi all'orecchio fin da lungi il romore e l'arrivo dè minacciosi
Torrenti, s'inorridivano, e paventavano le solite irruzione o nelle case, o
nelle campagne; al dì d'oggi, non che
temerle, con lieto viso attendono le loro piene, e vanno
loro incontro per invitarne le acque a diramarsi su
loro fondi; altri se le attraggono con nuovi fossati, altri le
fermano con arginelli, ed arrestano su fondi sterili quel medesimo
interrimento favorevole alle nuove piantagioni, che riusciva tanto nocivo a seminati.
Che se all'imboschimento dè piani s'aggiugnerà, com'è da sperarsi,
quello tanto importante delle valli
col fare buon uso degl'interrimenti fermati dalle roste, o sia traverse già
poste in opera a questo sol fine,- in
pochi anni noi vedremo restituita alla
nostra Provincia ed al Ducato la copia dè boschi, che l'amore alla coltura ci aveva tolto con poco sano
consiglio.

Ponte sul Gradeluso moderno con incisa
la data del piano di separazione
- 1760.
Tutte
queste felici prospettive suscitarono un grande spirito a difesa della nuova
opera che sopravvisse anche al successivo alternarsi di governi sul nostro
territorio. Lo testimonia l'editto,
pubblicato a lato emanato nel 1803 dalla Repubblica Italiana subito dopo la sua
costituzione da parte di Napoleone, editto che si richiama a quello dei 1773 di
Maria Teresa d'Austria.
Successivamente
si verificarono alcuni difetti: la Roggia Maestra del Bozzente, dal 1765
incominciò a svolgere male il suo compito progettuale, (smaltire un terzo delle
acque di piena nei boschi di Gerenzano) a causa degli accumuli di sabbia che
durante le piene otturavano il suo punto di derivazione dal Bozzente.
Il medesimo fenomeno si verificava di continuo anche alle diramazioni
della zona di spandimento di Origgio che diventava in tal modo insufficiente a
smaltire le acque di piena e di conseguenza le riversava sui territori di
Lainate fino all'abitato di Rho, per finire poi nell'Olona.
Queste
anomalie erano dovute al ritardato rimboschimento dei bacini di alimentazione.
Continui sono i ricorsi alla "Giunta" di questi paesi che
lamentano le continue inondazioni che subiscono, causate a loro dire, dalla
nuova opera che preservava i paesi a monte ma danneggiava quelli a valle.11
difetto fu poi eliminato con un canalino scolmatore condotto fino al fiume Olona
presso Rho a valle di tutti i mulini del fiume.
Il
secondo difetto, limitato a Cisiago, e tuttora esistente, ha in seguito ispirato
il noto proverbio cislaghese. li nuovo tratto del Bozzente scavato nel 1760 si
dimostrò insufficiente a contenere la grossa onda di piena nel periodi
eccezionali. In queste occasioni,
ma "ogni trentàn e trenta més"
l'acqua tracima dall'argine sinistro nei pressi di San Martino e seguendo la
pendenza naturale del terreno "torna
al só paés " percorrendo ancora l'antico tracciato del corso del
torrente attraverso le vie del paese; causando ancora qualche danno.
Le
conseguenze di questo difetto furono in seguito mitigate da una grossa vasca
volano chiamata "Laghett" scavata verso la metà del 1800 per.
contenere parte di queste acque. Nel
1930 venne colmata per ricavarne l'attuale campo sportivo di Cislago.

Corso del Bozzente a Rho.
Questi
ed altri piccoli difetti sollevarono anche delle polemiche alimentate da chi
aveva parteggiato per un'altra soluzione. Questa
situazione viene confermata da un episodio accaduto nel 1763.
In
quell'anno gli abitanti di Rho, che precedentemente avevano sempre sofferto le
inondazioni del Bozzente e sotto questo nome comprendevano anche le acque del
Gradeluso, dei Fontanile e di tutti gli altri torrenti minori che vi
confluivano, si videro nuovamente allagati da una piena del vecchio Bozzente.
Furiose furono le loro reazioni poiché pensarono che il Bozzente avesse
fatto ritorno a Rho e che il Cavo Borromeo con tutte le sue nuove diramazioni
non bastasse a consumare le sue acque.
Furono
subito spediti dei Periti che costatarono invece che le acque provenivano dalla
Roggia Comasina di Cislago e dalle Rogge della Mascazza e dei Piatti di
Gerenzano che confluivano nel vecchio corso del Bozzente le acque di un violento
temporale locale, mentre il Bozzente, confluiva nel Cavo Borromeo una modesta
quantità di acqua. Queste rogge
cessarono poi la loro funzione con le successive variazioni del territorio.