
Anonimo lombardo della seconda metà
del XVII sec., S. Carlo che adora la
Croce, Nel dipinto sono rilevabili vari riscontri con le più importanti
personalità del '600 lombardo. Nei
due angioletti in alto a destra è citato il S. Carlo con due angeli del
Morazzone nella sagrestia settentrionale del Duomo di Milano (1618) (1);
l'angelo adolescente sulla sinistra è secondo i modi e lo stile di C. F.
Nuvolone; la figura di S. Carlo è avvicinabile ai grandi Santi di Francesco
del Cairo in S. Vittore a Milano. Alla
cerchia milanese di quest'ultimo pittore si può infatti collegare il dipinto
per le scelte culturali che emergono, mentre l'esecuzione è abbastanza
modesta.
E' interessante
esempio di immagine devozionale barocca.
Nel rispetto di disposizioni dottrinali invalicabili, è portata alla
luce la dimensione patetica dell'episodio agiografico, privato però
totalmente di ogni elemento di realistico conflitto, e la presenza degli
angeli nella rappresentazione della sofferenza del Santo assicura gli
spettatori del "lieto fine" ultraterreno del transitorio dolore di
S. Carlo. E' questa, come
moltissime altre opere dell'epoca, un'immagine popolare, intendendo con questo
non rozzezza dell'espressione, ma una tecnica della comunicazione intesa a
sollecitare sentimenti e a rassicurare contemporaneamente sul positivo valore
dei medesimi. (Dott.
M. Teresa
Binaghi Olivari).
(1)
M. GREGORI, Il
Morazzone,
Milano 1962,
pp. 89-90.
Questo
dipinto si trova a lato del battistero, alla destra dell'altare maggiore.