«OGNI
TRENT'AN E TRENTA MES L'ACQUA LA TORNA AL SO PAES »
In quell'anno infatti
furono ultimati i lavori di separazione e di deviazione dagli abitati, dei corsi
dei tre torrenti, Fontanile di Tradate, Gradeluso di Locate e Bozzente di
Cislago a conclusione di due secoli di progetti, di lavori e di lutti.
Con questa opera veniva data ai torrenti la sistemazione razionale e
definitiva che tuttora continua ad assolvere il compito che a quell'epoca le fu
affidato dal suoi progettisti verso i quali ci sembra doveroso un cenno di
ricordo riconoscente per l'ingegno e la capacità da loro dimostrata.
Il problema, che già da lontano 1590 veniva sottoposto alla
loro competenza, era uno dei più ardui e complessi: liberare una delle più
fertili provincie del Ducato di Milano dalle furiose inondazioni che questi tre
torrenti, uniti o separati, periodicamente riversavano sui territori di Cislago,
Gerenzano, Uboldo, Origgio, Lainate e Rho, devastando coltivazioni, abbattendo
abitazioni esportando la morte fra gli uomini e gli animali.
Moltiplicavano
le difficoltà di questi ingegneri anche fattori di natura tecnica, economica e
politica: le leggi dell'idraulica non erano state ancora del tutto formulate e
lo scambio di notizie e di esperienze era limitato dalle distanze. Era stato inoltre loro vietato di condurre i torrenti nel
vicino fiume Olona, per evitare inondazioni lungo il suo corso e danni ai mulini
fra Cairate e Rho. Dovevano
assolutamente consumare le loro piene nei boschi, con spandimenti calcolati in
modo da non invadere i coltivati, e gli abitati.
Attualmente,
dopo un periodo di oltre due secoli, in cui si sono verificate solo le
trentennali inondazioni dovute alla tracimazione dagli argini del nuovo corso
del Bozzente che causano qualche danno ed alcuni disagi all'abitato di Cislago,
ci sembra doveroso verso questi uomini raccontare le vicissitudini che hanno
travagliato la nostra comunità per meglio comprendere il sacrificio e l'impegno
che spinse loro a risolvere in modo così degno un problema così complesso.
La loro opera si è dimostrata tanto valida che. superando tutte le loro
previsioni, ha sfidato le offese del tempo e soprattutto quelle degli uomini.
Questi tecnici forti delle passate esperienze, e sapendo che
l'imprevidenza umana sarebbe stata la maggior nemica del loro lavoro, si erano
augurati che la loro fatica non dovesse risultare perfetta; temevano infatti che
le future generazioni, non più pressate dal pericolo, dimenticassero le vicende
che l'avevano determinata e mandassero in rovina un'opera così sofferta e tanto
onerosa per mancanza di sorveglianza e di manutenzione.