
La chiesa di San Giorgio, nota agli origgesi soprattutto a causa del suo
caratteristico campanile che, in quanto ad inclinazione, nulla ha da invidiare
alla torre di Pisa, possiede ben altre caratteristiche che potrebbero
accrescere la sua notorietà. Ad esempio pochi sanno che questa costruzione è
davvero longeva, forse la più antica rimasta ad Origgio: risale infatti
all’epoca longobarda, come dimostra un atto di vendita del 21 Gennaio 1181.
La chiesa di San Giorgio, come la coeva chiesa di Sant’Eustorgio di cui a
Origgio è rimasto solo un vago ricordo, era una cosiddetta “chiesa
libera”, cioè aperta a tutti gli origgesi e non chiesa di patronato come la
chiesa di San Siro, destinata cioè all’uso privato di qualche signorotto.
Presto divenne chiesa parrocchiale, come risulta dai documenti della visita
pastorale di San Carlo Borromeo (1570), che criticò l’eccessiva modestia
dell’edificio per un tale impiego, ordinò quindi un nuovo tabernacolo e un
battistero di marmo, disse che era necessaria una pietra consacrata per
l’altare, sollecitò la costruzione di un confessionale e fece notare la
necessità di vetri alle finestre, fino ad allora sostituiti da tendaggi. C’è
da notare che la chiesa di San Giorgio all’epoca della prima visita
pastorale aveva una struttura diversa da quella che vediamo noi oggi.

Era di
pianta approssimativamente quadrata, con un lato di circa 7m. L’ingresso
principale era in corrispondenza dell’attuale porta laterale, e questo è
dimostrato dal rosone che tuttora rimane sopra tale ingresso e dal recente
ritrovamento (1959), sotto uno strato di intonaco, di un crocifisso
affrescato, probabilmente duecentesco, che doveva trovarsi in corrispondenza
dell’originario altare, cioè nella parete di fronte all’attuale ingresso
laterale. Dunque una chiesa più piccola, adatta alle esigenze del modesto
numero di abitanti di allora. L’originario campanile, poi, si trovava a
nord, cioè dalla parte opposta rispetto a quello attuale.
Curioso far notare
come lo sfortunato destino del nuovo campanile era segnato fin dall’inizio:
si documenta che nel 1596 la chiesa non era accessibile a causa del crollo
della torre in costruzione, che aveva sfondato parte della volta e
dell’altare maggiore. Contemporaneamente alla costruzione del campanile,
dunque all’inizio del Seicento, avvennero gli altri cambiamenti della
chiesa, la costruzione della sagrestia, l’ampliamento in senso longitudinale
con conseguente costruzione dell’abside e spostamento dell’ingresso
principale.

Venne, infine, aggiunta una nuova cappella, la cosiddetta cappella
dei Re Magi, o del Crocifisso, che ospitava, come si può facilmente intuire,
un ciclo di affreschi riguardanti la nascita di Cristo, e che era destinata ad
accogliere un crocifisso in legno, del XV secolo, molto importante nella
storia origgese, perché, così raccontano fonti dirette, veniva utilizzato
per chiedere aiuto nei momenti di siccità. Il pesante crocifisso, quando i
raccolti del paese erano dunque in pericolo per la mancanza di acqua, veniva
portato in processione per chiedere la grazia al Signore, e, hanno assicurato,
portò sempre i risultati sperati.