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Sulla base di questi elementi si fondò il celebre « CONTRATTO BORROMEO », che sottoscritto dal Sig.  Conte Renato Borromeo e dal Sig.  Orario Albano. sindaco dei Ducato, sanciva la prima deviazione dei Bozzente dal vecchio corso nel nuovo cavo; fissava in parti uguali le spese di costruzione e della manutenzione, e dava inizio ai lavori che vennero terminati sulla fine dell'anno 1604.

Con il nuovo corso dei torrente, che dopo la chiusa di S. Martino venne chiamato « Cavo Borromeo », si liberava Cislago e Gerenzano dal passaggio delle acque dei Bozzente attraverso i rispettivi abitati e si toglieva Uboldo e Origgio dalla vicinanza dei suo corso.

Il vecchio alveo del Bozzente venne poi in parte riadattato ed usato come strada di collegamento fra i paesi.

Il Gradeluso a sua volta, che in seguito alla nuova sistemazione si incrociava con il Cavo Borromeo ad ovest di Cislago (29), venne immesso nello stesso, ed il restante suo corso verso S. Maria, usato come strada.


Resti del punto di incrocio fra Gradeluso antico e il cavo Borromeo (1603) nei pressi della strada "Miserella" a Cislago (29).

 

      Questo grandioso progetto, visibile sulla tavola n. 3, così magistralmente studiato ed eseguito nasceva con un grande difetto: la chiusa di S. Martino!

La complessa opera che sbarrava il vecchio corso del Bozzente alle acque e le obbligava a compiere una deviazione a gomito (23) per imboccare il nuovo Cavo Borromeo, veniva violentemente percossa e danneggiata ad ogni piena, per cui permetteva a piccole porzioni di acque di filtrare nel corso vecchio e richiedeva continui lavori di manutenzione.  La suddetta situazione viene confermata anche dal documento dell'epoca che riproduciamo:

« Lo attestano gli uomini più provetti di Cislago, i quali diligentemente interrogati su questo fatto, hanno concordemente risposto di aver essi sempre veduta la confluenza del Gradeluso e del Bozzente nel Cavo Borromeo, e la grandiosa chiusa poco sotto S. Martino fino all'anno 1714, ed aggiungono di più di averne veduta la . riparazione negli anni precedenti; anzi tra questi il.fattore Morone, uomo provetto di Cislago, ed altri attestano d'essere stati essi medesimi adoperati in tal travaglio. Quanto alla forma e alla qualità della chiusa affermano ancora gli stessi uomini vecchi di Cislago, come testimoni di vista, che questa era costrutta ' di grandi ceppi (massi) e di solidissime inspallature, con una grande,fronte armata di colonne di legno, a guisa di paladella, e che l'altezza della chiusa era di braccia 10 (circa 6 metri), con rinforzo alle spalle di quattro grandi gradinate di ceppo vivo, le quali andavano a terminarsi in un sottoposto piano di grosse tavole di legno; ed inoltre riferiscono di aver in questi tempi veduto che dalla cresta e sommità della chiusa si scaricava una moderata porzione d'acqua nel cavo vecchio, ma solamente in tempo delle massime escrescenza ».

Questo scritto dimostra che la chiusa di S. Martino stabilita nel contratto del 1604, oltre che a perdere acqua. si era anche trasformata in sfioratore, e non manteneva più una condizione contrattuale: « di tenere asciutto il letto antico del Bozzente affinché servisse da strada comoda ai viandanti di ogni tempo».

Il difetto della chiusa aveva fatto sorgere anche la convinzione che fosse una sua caratteristica, infatti la stessa veniva chiamata « travacone » come se l'opera avesse il compito di scolmare nel vecchio corso dei Bozzente le acque eccedenti.  Questa anomalia è tuttora confermata dalla lapide murata nel 1680 all'inizio dell'attuale via Garibaldi in Cislago in occasione della inaugurazione di un ponte sul vecchio corso, costruito in quel punto 76 anni dopo la deviazione dei Bozzente dal centro del paese, proprio perché l'abitato veniva nuovamente diviso in due parti dalle acque del torrente che filtravano attraverso la chiusa o la scavalcavano in occasione d' grossi temporali o di piogge prolungate.

Con questo stato di fatto comunque, le comunità di Cislago, Gerenzano, Uboldo e Origgio, non soffrirono più inondazioni dal 1604 al 1714, malgrado una lunga serie di grandi piene dei due torrenti.

 
Lapide murata nel 1680 in occasione dell'inaugurazione del ponte si Bozzente nel centro di Cislago.

 

 

 


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