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Nelle pagine precedenti abbiamo illustrato come la storia di questo bosco si sia spesso accompagnata alle vicissitudini dovute agli straripamenti del torrente Bozzente, nel senso che grazie alla presenza del bosco e alle opere idrauliche ivi messe in atto, il paese di Origgio non ebbe, a differenza di quelli più a nord, che lievi danni.

Ecologia ed economia

La rete di canaletti e rogge del bosco, vero capolavoro di ingegneria idraulica, venne mantenuta attiva dagli anni del "contratto Borromeo" (1604) fino al 1960 circa, grazie al lavoro dei numerosi braccianti. In pratica, lo spandimento calcolato delle acque di piena permetteva di "irrigare" il bosco senza ristagni d'acqua e ciò favoriva la crescita delle querce autoctone Farnia e Rovere, che com'è noto, producono il miglior legname d'opera. I custodi incaricati sorvegliavano attentamente le operazioni di taglio delle querce mature per la vendita, curando che vicine ad esse fossero lasciate le cosidette "matricine" che assicurassero il rinnovo del bosco: questra è la base della corretta gestione silvicolturale del querceto, in perfetta armonia con la natura e con l'interesse. In una socità allora prettamente agricola il bosco era considerato fonte di risorse anche per la raccolta delle foglie (servivano come lettiera per il bestiame).

Viale Borromeo (via "Ai boschi")

Fino alla costruzione dell'autostrada Milano-Como, un bellissimo viale collegava il castello Borromeo con il bosco e serviva sia per I nobili e I lotro ospiti (battute di caccia, scampagnate, ecc.) che per le operazioni di coltivazione e utilizzazione eseguite dai braccianti. Gran parte del viale presentava una vistosa alberatura di Larice europeo (Larix decidua) che accompagnava le carrozze o i carri agricoli a destinazione. Le carrozze dei nobili partivano dal castello e si recavano solitamente in una vasta area, (tuttora esistente ma ricoperta di ricca vegetazione) denominata "giro dei platani". Appena dopo l'entrata in funzione dell'autostrada (1924) I larici vennero abbattuti e così il viale perse la sua principale attrattiva ed oggi è in uno stato assai degradato.

Enfiteusi perpetua

Nei numeri precedenti abbiamo appena toccato le questioni relative alla proprietà. Per amore di storia è però necessario tornare indietro di qualche secolo. Dal 1473 i Borromeo subentrarono come "enfiteuti", in seguito ad una bolla del cardinale Pietro Riario, legato di papa Sisto IV. Citiamo i punti salienti della stessa: "Pietro, per divina misericordia cardinale prete del titolo di S. Sisto della Sacrosanta Romana Chiesa (…) disponiamo a nome nostro e del Monastero (…) di affittare e concedere in enfiteusi perpetua a te (Giovanni Bonromeo cittadino di Milano) e ai tuoi eredi la possessione dei terreni e sedimi di Origgio con tutti  i suoi diritti e pertinenze (…) per l'annuo canone di quattrocento libbre milanesi". 

Datum Mediolani Anno a Nativitate Domini Millesimo quadrigentesimo tertio, Indictione sexta, die vero quintadecima mensis septembris, Pontificatus prefati Sanctissimi Domini Nostri Papae anno tertio.

L'enfiteusi è un "diritto reale su un fondo altrui in base al quale il titolare (enfiteuta) gode del dominio utile sul fondo stesso, obbligandosi però a migliorarlo e a pagare al proprietario un canone annuo in denaro e/o in derrate. La proprietà delle terre di Origgio (prima della bolla del cardinale Riario) e dei boschi era quindi della chiesa, e i fondi direttamente amministrati dal monastero di Origgio che dipendeva dal monastero di S. Ambrogio di Milano. Naturalmente furono anzitutto ragioni economiche all'origine di tale decisione ma non sono da escludere alcune di carattere pratico. Già verso la fine del 1200  gli abati del monastero faticavano assai a far rispettare l'ordine, soprattutto per quel che concerne l'utilizzo del legname, allora di importanza quasi pari al raccolto dei seminativi, sia per la presenza dei querco-carpineti che per quella del castagno (oggi ormai scomparso a Origgio) che aveva anche importanza alimentare in una società rurale povera. L'abate, nonostante le ripetute intimazioni e condanne ai responsabili dei furti di legname (pare che all'inizio i principali colpevoli riconosciuti furono Pietro Beccario, Sapa Geda, Ambrogio Nazzario, Pietrino Musacio del fu Benedetto e Pietrino Beccario del fu Morando : il "corpo del reato" pare fosse costituito da quattro querce, due olmi e un castagno, per un valore di venti libbre di terzioli). Nonostante l'ordine di cessazione dei furti da parte dell'abate Lampugnani, essi continuavano e l'abate stesso sporse denuncia al Podestà di Milano. Un sopralluogo del 1° maggio 1306 constatò che erano state tagliate e sottratte "centodiciassette querce per un valore di 30 soldi ciascuna". Anche altri origgesi furono ripetutamente accusati e condannati al risarcimento ma senza risultato. Era quindi anche in gioco, in un certo senso, il potere abbaziale e la capacità di far rispettare l'ordine da parte del monastero. Sta di fatto che la conseguenza dell'enfiteusi fu, col passaggio della gestione dei boschi e delle terre ai Borromeo, la fine dei furti di legname. La cifra che il casato pagava annualmente alla chiesa per l'affitto di sedimi, terre e boschi venne poi via via aggiornata; nel 1726 era di Lire 400 con l'aggiunta di L. 200 di un legato a favore del monastero. Presumibilmente l'affitto venne corrisposto fino all'anno 1797 allorquando Napoleone, in seguito all'invasione del nord Italia, confiscò i beni ecclesiastici dei vari monasteri. L'enfiteusi si trasformo quindi in proprietà diretta. Nel caso dei boschi l'enfiteusi portò effettivamente ad un grande miglioramento dei fondi, basti pensare (cfr N° 216 marzo 2002 del notiziario Cral) al "Contratto Borromeo" del 1603 dove per accordo con il Ducato di Milano, venne regimato tutto il corso finale del Bozzente e scavati e perfezionati i canaletti di spandimento delle acque nel bosco (in torrente prima vi spandeva in modo disordinato). L'opera in questione è stata davvero un capolavoro di ingegneria idraulica, anche per il solo fatto di aver retto, nonostante le opportune riparazioni e sistemazioni, per molti secoli.

I canali e i ponticelli ci sono ancora!

Dal 1960 circa il Bozzente è stato praticamente incanalato nella sua parte meridionale (confluisce a Rho nell'Olona) ma la rete di canaletti e rogge di spandimento, benchè progressivamente interrata, è visibile ancora oggi soprattutto nella zona della stradina "Mezzanella": ad ogni declivio della carrareccia si notano solchi ancora profondi e in qualche caso si scorgono le pietre miliari dei ponticelli.

L'inondazione del 1976

Nel paese di Cislago il Bozzente invase tutta la piazza e molte vie (anche abitazioni) mentre a Origgio esso ruppe l'argine destro in un punto centrale del bosco e si formo' una specie di nuovo torrente che defluiva con violenza verso Cantalupo. Le acque invasero e bloccarono la relativa strada ed anche l'autostrada per Varese, per più giorni. Il Bozzente ruppe pure verso sinistra invadendo il seminativo adiacente al ponte,  e financo la cascina Maestroni. Qui bisogna osservare che tale seminativo non esisteva prima dell'ultima guerra ma venne creato con l'estirpazione di bosco. Inutile dire che, in questo caso, il bosco avrebbe svolto la sua opera protettiva in modo assai migliore ed eventuali danni non sarebbero stati gravi. Le opere di prevenzione e difesa attuate in seguito allo straripamento si risolsero essenzialmente nel rafforzamento degli argini con sacchi di sabbia e cemento, oltre che nella rimozione delle ceppaie di robinia e pioppo presenti sul greto; quest'ultima operazione ha portato in seguito all'indebilimento degli argini stessi.

L'acqua migliora

Dopo molti anni nei quali lo stato dell'acqua del torrente poteva definirsi pessimo, il funzionamento dell'impianto di depurazione "Bozzente e Bozzentino", ormai a pieno regime, ha provocato un netto miglioramento della salute del torrente, tornato oggi ad ospitare acqua relativamente pulita.

"L'acqua la turna al sò paes"

Ciò è stata una fortuna, proprio perchè in questi ultimi anni gli argini stanno cedendo in più punti (vedere foto). Si è creata, dal 1999 ad oggi, una situazione di periodiche tracimazioni ed esondazioni più o meno gravi. La principale si è verificata tra il 2000 ed il 2001, allorquando, per cedimento di una parte del greto, l'acqua invase la zona sud-ovest del bosco per parecchi giorni, ristagnando pericolosamente. In seguito, una nuova forte pioggia, portò le acque a bypassare addirittura il fossetto di difesa dell'autostrada Milano-Varese, portando all'invasione e conseguente chiusura della medesima per un giorno. Il Genio Civile è poi intervenuto con opportuni lavori di protezione e rafforzamento del greto con enormi massi, in ben 4 punti. Quello che è successo è dovuto sia per i motivi sopra accennati che per altri così riassumibili:

  • Aumento del "livello di magra" del torrente; tale livello, in pratica zero fino agli anni '60 (si riempiva solo in occasione di piogge o temporali) è ora di circa 1/7 della grandezza dell'alveo in quanto il torrente riceve acque di scarico industriali e civili (impianti di depurazione dei vari paesi a monte). Ecco quindi che non partendo più da "livello zero", quando succedono piogge prolungate l'esondazione è assai più probabile.

  • Conseguente aumento della velocità di deflusso dell'acqua e quindi dell'erosione degli argini.

  • Aumento della superficie cementificata dei paesi a monte, che provoca maggior deflusso, venendo a mancare l'assorbimento garantito da maggiori superfici a bosco o a seminativo.

  • Maggior tendenza metereologica a fenomeni "estremi" (forti piogge prolungate in alcuni periodi, secco in altri).

Ma queste motivazioni non nascondono, anzi accentuano, la "vocazione" e l'importanza di questo bosco: fare da "volano" alle acque in caso di esondazione, preservando le vicine infrastrutture (autostrade, fattorie, costruzioni, ecc.).

Un vecchio proverbio cislaghese recita: "Ogni 30 ann e 30 mès l'acqua la turna al sò paes", alludendo alle temporanee periodiche inondazioni. Ora, con un significato leggermente diverso, la cosa sta accadendo di nuovo.

L'esondazione del 4 maggio 2002

Le fortissime precipitazioni dei giorni precedenti e seguenti, nonchè i motivi sopra elencati, hanno portato alla rottura dell'argine sinistro nella zona a nord, poco prima del bosco, in comune di Uboldo e ad un'altra falla, vicinissima alla precedente (e prontamente chiusa) ma sull'argine opposto. Dalla prima falla (vedere foto), la più grave, è uscita una grande quantità d'acqua, che, velocissima, ha invaso seminativi (il raccolto delle patate è stato seriamente danneggiato) e bosco per non meno di 20 ettari, nelle giornate del 4, 5 e 6 maggio scorso. Sono intevenuti i vigili del fuoco e la protezione civile soprattutto a difesa di un'abitazione ma anche per non compromettere la percorribilità delle vicine strade. Seguendo la pendenza naturale, essa è defluita verso Lainate, arrecando lievi danni altri seminativi e costruzioni vicine. I danni sono stati contenuti perchè sia il bosco grande che quelli piccoli adiacenti hanno comunque assorbito la maggior parte delle acque. Infatti, dopo la riparazione della seconda falla, in soli 2 giorni i ristagni nel bosco e nei seminativi sono stati assorbiti. Sembra una ripresa prodigiosa, soprattutto se si tien conto che dall'8 maggio le piogge sono riprese con forte intensità ma qui rientra in gioco la "vocazione" del bosco e dei siti vicini di cui abbiamo parlato prima. Ed è proprio partendo dalla consapevolezza di tale importante funzione che si arriva alla conclusione dell'esigenza della loro conservazione.

 

 

 


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