(Articolo tratto da InformaZona
del 5 Ottobre 2001)
Ormai gli origgesi sono abituati
ad attraversare la centralissima Via Dante e non far più caso allo stabile
decadente che è proprio davanti alla Chiesa.
Uno stabile che è causa di continui dibattimenti fra il Comune che
vorrebbe ristrutturarlo, dando al centro dei Paese quell'immagine che da tempo
tutti si aspettano, e la Sovrintendenza Beni Ambientali e Architettonici di
Milano che inibisce ogni tentativo di ripristino sostenendo l'importanza storica
dello stabile.
Ma cos'ha di veramente storico
Villa Borletti?

Ripercorrendo la storia,
cerchiamo di capire qualcosa di più su questa intricata vicenda.
Edificio settecentesco inserito nel cuore dei centro storico di Origgio,
dotato di un ampio parco di sua esclusiva pertinenza,Villa Borletti è sempre
stata considerata “casa di villeggiatura” di nobili famiglie milanesi che nei
secoli XVIII e XIX possedevano terreni e fabbricati su tutto il territorio di
Origgio. Il Catasto Teresiano dei
1722 attesta l'esistenza dell'immobile di proprietà dei Conte Francesco Borromeo
e successivamente indica come possessori della villa le famiglie Rigola,
Pedretti, Borletti. Dal 1722 (data di costruzione) al 1873 la villa è oggetto di
cambi di proprietà per lasciti testamentari o contratti di compravendita.
Rimarrà nota come Villa Borletti in quanto costoro, dalla data d'acquisto
al 1901 hanno modificato ampiamente la struttura originaria della casa.
E proprio questo è il nodo su
cui Comune e Beni Ambientali dibattono da anni per risolvere la questione dei
restauro o dell'abbattimento. Ma
cominciamo dall'inizio. Il Comune
di Origgio acquista la Villa nel 1967 con l'intenzione di trasformarla nella
sede comunale. Inizialmente
accoglie la biblioteca e assolve funzioni di rappresentanza. Solo dopo 15 anni la Giunta delibera la parziale demolizione
dell'edificio adducendo motivi di pericolosità per l'incolumità pubblica.
Nel frattempo il complesso perde
alcuni rustici ed altri locali che crollano per vetustà Resta immutata la
continuità tra Villa e Parco. E'
interessante l'intervento proposto dal Comune che, tramite un progetto di
conservazione e riuso dello stabile, intende destinarlo a centro civico
polivalente con biblioteca, archivio storico comunale e un auditorium.
Il parco viene riservato al tempo libero.
Il progetto nasce dall'esigenza di mantenere intatte le caratteristiche
storiche dell'edificio rendendolo però attuale e 'utile' alle esigenze degli
origgesi. Per fare ciò occorre che tale progetto si sviluppi sulla base di
indagini dettagliate circa l'origine della Villa per accertarne l'interesse
storico.
Alcune date:
1972:
la biblioteca si stabilisce nei locali al piano terra dove rimarrà ubicata per
cinque anni.
24 ottobre 1979: il Sindaco Mario Ferrario inoltra
domanda alla Giunta Regione Lombardia per chiedere l'erogazione di contributi
per la ristrutturazione (spesa preventiva di circa 600 milioni).
4 ottobre 1980: viene presentato un preventivo per
la progettazione di un Centro Socio Culturale che occuperebbe i locali della
Villa.
11 novembre 1980: la Giunta comunale, constatato
l'avanzato degrado delibera la parziale demolizione dell'edificio per circa 150
mc di muratura con un preventivo di spesa di circa 6 milioni e affida i lavori
ad un'impresa di Venegono Inferiore.
30 novembre 1981:
sempre la Giunta delibera di
affidare ad un'impresa di Milano i lavori per la costruzione dei parcheggio di
Via Dante.
2 marzo 1982: la Giunta presenta alla Regione
Lombardia richiesta di contributo per sistemazione aree pubbliche a verde (Parco
di provenienza privata Borletti di circa 6.000 mq.).
Il Comune provvede perciò a
predisporre un Piano Regolatore Generale inoltrato alla Regione Lombardia che,
dopo le opportune verifiche, lo approva con delibera n. 31739 dei 27 settembre
1983. La parte affacciato su Via
Dante è sottoposta al vincolo di salvaguardia ambientale.
Ciò significa che gli interventi
edilizi devono essere subordinati al rispetto dell'art. 23 oltre che alle norme
relative a quello che comunemente viene chiamato “decoro architettonico”.
Gli interventi ammessi devono quindi tendere a salvaguardare e valorizzare
l'ambiente in cui sono inseriti. In
particolare quelli relativi alla manutenzione straordinaria devono armonizzarsi
con interventi già eseguiti, In funzione di ciò il Comune, ai sensi della L.
5.8.78 n. 457, si è dotato di apposito Piano di Recupero con delibera CC n. 152
dei 277.89 successivamente variata con delibera CC n. 39 del 29.4.94 con
riferimento al quale l'area risulta avere le seguenti possibilità operative:
"interventi di trasformazione urbanistica edilizia subordinati prima dei
rilascio della concessione, alla presentazione di un planivolumetrico esteso a
tutto il perimetro dell'intervento e di un'apposita convenzione relativa alle
caratteristiche planivolumetriche dei progetto ed alla concessione delle aree”
E' qui che entra in gioco la
Sovrintendenza dei Beni Ambientali e Architettonici che con una nota datata 5
luglio 1993 a firma dell'architetto L.G recita: 'l'immobile, pur nello stato di
degrado in cui si trova, riveste interesse ai fini storici e artistici"
Costituito da un unico corpo situato nel centro storico antistante la centrale
via Dante e la Piazza dell'immacolata, confina a nord con un vuoto urbano un
tempo occupato dalla continuazione dell’edificio stesso, a sud con altre unità
immobiliari di diverse proprietà; a est con Via Dante e a Ovest con l’ampio
parco attualmente di uso pubblico. L’edificio occupa una superficie di circa 750
mq su 2 piani con sottotetto non agibile e cantinato solo per una piccola
porzione lungo l’estremità nord. Il piano terra è composto da una serie di
locali con soluzione di continuità tra i quali è da ' sottolineare l'ampia.sala
colonnata. Il secondo piano
presenta una continuità di sale a corpo singolo; solo la porzione nord è a corpo
doppio. Esiste una scala principale
e scale di servizio lungo il lato nord e lungo il corpo prospiciente via Dante.
La pavimentazione è per la maggior parte in mattoni di cotto lombardo posati a
lisca di pesce; le strutture murarie in mattoni pieni sostengono soffitti in
legno cassonato, altri in legno rustico e altri in legno plafonato. Rispetto al progetto di ristrutturazione si è operato
cercando di salvaguardare le rappresentazioni grafiche e pittoriche risalenti al
casato di Maria Teresa d'Austria.
Il progetto prevede una sala mostre al piano terra, una sala espositiva interna
e uno spazio bar/caffetteria al piano terreno.
Lungo Via Dante si è pensato di collocare la sede dell'archivio storico,
funzione più legata alla vita dei paese e contenitore della storia degli
abitanti. Il primo piano
ospiterebbe la biblioteca con sale di lettura, sale per audiovisivi, locali di
consultazione e sale per piccoli convegni, tavole rotonde, mostre.
Previsti anche 2 ascensori.
Il tutto per un costo preventivo di circa 3.762.351.000. Il progetto non viene
realizzato a causa dell'intervento della Sovrintendenza che insiste nel definire
la villa ad alto interesse storico.

Con lettera dei 28 giugno 1996
il Sindaco dr. Mario Angelo Ceriani
chiede alla Sovrintendenza di verificare se sussistono vincoli particolari anche
per le parti interne per un eventuale intervento di ristrutturazione o
demolizione, invitando la stessa ad un sopralluogo per analizzare e studiare le
possibili soluzioni.
L’architetto L.G risponde in
data 19 luglio di aver già attuato un sopralluogo e di aver concluso che il
complesso dovesse essere posto sotto la tutela della legge 1089/39 nello
specifico art.4. Infatti scrive: “l'immobile risulta di grande interesse
trattandosi di edificio residenziale databile XVII - XVIII secolo.
Se ne consiglia un attento restauro onde garantire la conservazione e la
valorizzazione” Quindi la strategia suggerita è quella di restaurare cioé
riportare l'edificio alle condizioni originarie facendosi sopportare da
specialisti dei settore.
Lo stato di degrado è però tale
da non essere più consigliata una manutenzione; l'ufficio Tecnico consiglia la
demolizione che viene appaltata e finanziata con delibera n. 316 dei 11 novembre
1980.
Perché la Sovrintendenza insiste
sull'importanza storica della villa?
Recita la Legge 1089/39: “Sono soggette alla presente legge le cose,
mobili o immobili, che presentano un interesse artistico, storico archeologico o
etnografico”. Ma dove sono queste caratteristiche a Villa Borletti? li bene ad
interesse storico non può essere confuso con un qualsiasi oggetto dei passato.
Dai dati catastali risalenti al
1722 Villa Borletti risulta avere una natura agricola che rimane tale fino al
1873. La casa passa dalla proprietà
Pedretti a quella Borletti il 15 febbraio 1869 e solo allora la destinazione
cambia da abitazione a casa di villeggiatura. I Borletti hanno attuato numerose
modifiche strutturali quindi, cosa è rimasto delle murature originarie?
Assai poco se non addirittura nulla. L’edificio attuale risulta essere
stato ricostruito integralmente tra il 1873 e il 1901.
Decade quindi l'affermazione della Sovrintendenza.
Con la Legge Regionale n. 33 dei
14 dicembre 1991 si riaccendono le speranze di risolvere l'annoso caso Borletti.
Nessun architetto storico parlerà mai di interesse artistico della Villa. Purtroppo, questo non sorti nessun effetto e il caso venne
nuovamente abbandonato.
Di fatto le condizioni dello stabile peggiorarono e dopo
altri tre anni il Sindaco fu costretto ad emanare l'ordinanza n. 317 con la
quale si autorizzava la chiusura totale alla circolazione dell'intera area ;
inoltre dava mandato all’arch Borroni di Solaro di svolgere
perizia che, il 17 ottobre 1997 confermava l’alto rischio di collasso a
cui la struttura era sottoposta suggerendo il monitoraggio per qualche mese. Gli
origgesi ricordano bene il disagio che ciò ha causato non solo per il transito,
essendo Via Dante la principale del paese, ma anche visivamente ed esteticamente
il centro era diventato decisamente inguardabile.
Viene messa in sicurezza il 19 novembre 1997 e da allora tutto si ferma
di nuovo. Il ripristino sarebbe
costato circa mezzo miliardo, cifra assurda da spendere solo per la messa in
sicurezza tanto che la Giunta comunale delibera in data 27 novembre 1997 di dar
mandato al Sindaco affinché proceda alla demolizione di Villa Borletti.
Ciò non poteva non scuotere la
Sovrintendenza; seguono colloqui nei primi giorni di dicembre e il 12 dicembre
il Sindaco dà ordine di procedere entro 20 giorni, intanto scrive ancora alla
Sovrintendenza, alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio e alla Prefettura
di Varese chiedendo l'autorizzazione a procedere.
Il 14 gennaio 1998 in sole sei secche righe la Sovrintendenza risponde.
No!
Si supplisce alla situazione
mettendo dei ponteggi per tutelare la sicurezza pubblica, ponteggi che costano
circa 100 milioni e che devono essere sottoposti a successivi controlli.
Milano dice no! Roma dice si!

Arriviamo così al 1999 quando
ancora tutto è fermo e origgesi e Comune cominciano ad essere stanchi di questa
situazione di stallo.
La corrispondenza prosegue e finalmente in data 11 marzo arriva il
consenso della Sovrintendenza a procedere alla demolizione integrale e parziale
ricostruzione della Villa Borletti.
Con verbale di Consiglio dei 6 luglio 2001 la Giunta delibera: di alienare parte
dei bene con appalto concorso con base d'asta di £. 585 milioni destinando i
proventi di tale alienazione al restauro della parte restante della Villa.
Il 9 agosto 2001 viene conferito incarico all'Architetto Paola Bassani di
Varese per un progetto “preliminare e definitivo” d'intervento di restauro.
L’intenzione è dunque quella di
vendere la parte che si affaccia su via Dante trasformandola in appartamenti e
ristrutturare la parte interna affacciato sul Parco. Per fare ciò occorre acquisire anche le proprietà di due
cittadini origgesi. Tutti gli
abitanti si chiedono se questo è l'epilogo dell'annosa vicenda e se finalmente
potranno vedere il centro dei paese rimesso a nuovo per il 'buon decoro
architettonico! Naturalmente
seguiremo l'evolversi della vicenda sperando, a breve, di mostrarvi il volto
nuovo di Villa Borletti.
Luisa Restelli