Mettere
in un fazzoletto, anche da naso, fagioli cotti, batterseli in fronte sino a
spappolarli; e mangiarli... gustosamente.
Cuocere
sulle braci pannocchie tenere di granoturco e sgranarsele (la lava).
Infarcire
il pane con sardine
(i saràcc).
Quando
acquazzoni o fortunati trasformavano i cortili in laghetti e le strade in
fiumi, gli origgesi andavano in gondola: tinozze e mobili facevano da
imbarcazione, lunghe pertiche da remi; sulle strade ponticelli di legno per
attraversare la rungia.
La
benedizione, sul sagrato, di cavalli, asini e muli il 17 gennaio, festa di S.
Antonio abbate, detto del purcel, con
falò alla sera sul sagrato.
L'aratura
dei campi fatta con la sciloglia a
tiro di buoi e l'erpicatura con la rapéga
con sopra un uomo, che le imprimeva un movimento ritmato ed elegante.
La
segberia o mietitura del frumento fatta a mano con la musiira
o falce; sgranarlo battendolo con verghe sull'aia (bàt
ul furment); ripulirlo dalla pula col vanturàa;
misurarlo cul stée e quartél (staio e quartario). Era il tempo di una cura elioterapica generale, senza
prescrizione medica, contro i reumatismi, e della ginnastica naturale.
Lavorazione
casalinga di scope (la scua) e sedie
(la cardéga) impagliate.
Cure
mediche a portata di mano: disinfettare coll'urina a getto diretto e caldo;
curare ferite con ragnatele e sterco di mucca (la buascia).
Vigili
del fuoco, che spengono incendi passandosi secchi di acqua di mano in mano a
catena.
In
campagna e nell'orto: uso di fertilizzante liquido (ul giusc) e solido
(ul rùc).
Campane
a distesa per temporali; a martello per ladri e incendi.
La
comunione mensile portata agli infermi, pubblicamente, anche nelle cascine,
suonando un grosso campanello a mano perché i passanti si inginocchiassero.
Il
gira-gira all'oratorio, specie quando si giocava la
bicicletta.
Con
secchi a mano, attingere acqua all'unico pozzo, in piazza, e continuare sino a
riempire la tinozza in casa.