Il
Gradeluso intanto, che dal 1604 aveva continuato a convogliare le proprie acque
nel cavo Borromeo, nell'anno 1744 durante una piena, esce dal suo corso a sud di
Mozzate ed imboccata una strada secondaria con andamento incassato, detta
Mezzanella, (31) che collegava Tradate a S. Martino, si congiunge con il
Bozzente sotto S. Martino, e le acque di piena dei due torrenti così uniti,
portano danni gravissimi fino all'abitato di Rho, che non aveva più sofferto
inondazioni da oltre un secolo.
Ancora
una volta i paesi alzano difese, Uboldo e Origgio aprono una seconda deviazione
su progetto dell'Ing. Malatesta. (26) Anche questi lavori però si dimostrano
inutili; nell'agosto dei 1750, il Fontanile che dal lontano 1603 non aveva più
causato danni, durante una piena, svia il suo corso verso la solita strada
Mezzanella sotto Tradate, e seguendola s' congiunge al Gradeluso già
precedentemente collegato al Bozzente attraverso questa strada, e così i tre
torrenti uniti ed in piena portano la devastazione fino a Rho.
Nel
medesimo anno le comunità di Cislago - Gerenzano - Uboldo e Origgio, atterrite
da questa nuova e gravissima situazione, fanno ricorso al sig.
Conte D. Luigi Pecchio, in quel tempo giudice delle strade, e presentano
a S.E. il Sig. Governatore di
Milano le loro suppliche. Chiedono
che il Ducato restituisca i tre torrenti nell'antica disposizione sancita dal
"Contratto Borromeo" e ribadiscono che la causa di tutti i mali era
dovuta solo alla violazione delle norme dello stesso; sottolineano che la rovina
della chiusa di S. Martino, non era dovuta alla violenza di una piena
eccezionale, ma solo alla conseguenza di tanti anni di logorio, in assenza di
ispezioni e manutenzione; lamentano inoltre che era ingiusto che alcuni paesi
subissero le conseguenze della negligenza di chi aveva l'obbligo contrattuale di
vigilanza e manutenzione della chiusa
"che
aveva continuato per più d’anni cento a difèsa della Strada Varesina, del
pubblico commercio, e dei terreni, i quali formavano patrimonio dello stesso
Ducato”.
Infine
chiedono al Signori Sindaci che intervengano tempestivamente nel porre i dovuti
ripari per la difesa ”di una delle più nobili e fèraci provincie del Ducato, la quale
in breve tempo si sarebbe resa incapace di soccombere al peso del Regio
Censo"
In
risposta a questi giustificati reclami S. E. il Sig.
Paolo De la Slyva, Presidente dei Supremo consiglio della città e dei
Ducato di Mantova, ordina al Signori Sindaci dei Ducato di indennizzare in parte
dei danni subiti le comunità ricorrenti, e al Sig.
Ingegnere dei Ducato Ferdinando Pessina di visitare gli sviamenti dei
torrenti e di proporre ciò che ritenesse più opportuno.
Ma
mentre si davano queste buone disposizioni, il Fontanile di Tradate durante una
grossa piena, rompe l'argine vicino ad una strada molinara (l'attuale strada
Locate V. - Gorla Magg.), la segue ripercorrendo lo stesso tracciato della
rovinosa alluvione che nel 1712 aveva portato gravi danni a Gorla Magg. e ai
suoi mulini, ed irrompe nuovamente nell'Olona provocando altri danni ai mulini
dei paesi rivieraschi.

Il cavo "Malatesta
alla Madonnina della Malpaga - 1745 (25).
Questo
fatto, mentre porta un certo sollievo alle comunità di Cislago, Gerenzano e
Uboldo, che vedono allontanarsi il pericolo determinato dal Fontanile unito al
Gradeluso già da tempo collegato, al Bozzente, solleva la reazione dei paesi
riveraschi dell'Olona. Questi
presentano subito ricorso al "Senato
Eccellentissimo protettore e custode
del fiume Olona", il cui
delegato Sig. Giuseppe Bonacina,
Vicario del Seprio, dopo un sopralluogo ordina la chiusura immediata di questo
nuovo corso e la restituzione del Fontanile al suo antico alveo.
Di
conseguenza i tre torrenti ritornano ancora uniti, con le loro acque che
contluiscono tutte pericolosamente nel corso antico del Bozzente di Cisiago!
Intanto
il Sig. Ferdinando Pessina in
esecuzione al suddetto decreto si reca sul posto ed ispeziona tutte le valli dei
bacini dei tre torrenti, stende una fedele mappa e scrive un'ampia relazione
sulle cause che determinano la loro unione.
Non riesce tuttavia a formulare un piano poiché nel febbraio dei 1731
colto da febbri, muore a Tradate senza lasciare al suoi collaboratori le
conclusioni dei suoi studi che teneva gelosamente nella sua mente.
Morto
Ferdinando Pessina, non si riuscì in quel momento a trovare un altro tecnico di
provata competenza che lo potesse subito sostituire.
Sorsero invece dispute violente fra "Tecnici"
e "Pratici" sulla soluzione del problema che portavano
grandi confusioni ed incertezze a chi doveva prendere delle decisioni e come
conseguenza il rinvio di ogni iniziativa.
I
tre torrenti intanto, scorrevano sempre pericolosamente uniti nel corso antico
dei Bozzente di Cislago, ed in questa grave situazione si giunse alla grande
piena del primo luglio 1756.
In
quel giorno su tutto il territorio, da Venegono fino a Rho, imperversò un
violento nubifragio che rovesciò su tutta la zona una immensa quantità di
pioggia accompagnata da una devastante grandinata e da un vento impetuoso.
Nel giro di qualche ora tutta quella enorme massa di acqua si riversò
nei tre torrenti che a loro volta la confluirono nel vecchio corso del Bozzente
di Cislago, già gonfiato da precedenti temporali.