L'ultimo esame e la tesi

Il passaggio del tempo a Ingegneria è segnato dal­l'allungarsi dei nomi degli esami. Si passa da Fisica a Meccanica Razionale (strano nome che sottin­tende l'esistenza di una Meccanica Irrazionale) a Meccanica Applicata alle Macchine. E ultimo esame, pertanto, di solito si chiama «Ingegneria del Reattore Nucleare a Fusione» o «Cinetica Statica dei processi chimici industriali».

La prima parte del corso, quella più com­plessa, consiste nell'impararne il nome a memoria.

La seconda parte è una prova di coraggio e fantasia: si tratta di presentarsi all'esame sapen­do il meno possibile e di inventare la scusa più assurda per giustificare la propria totale impre­parazione. A riprova del livello di ottenebra­mento psichico raggiunto, il laureando preten­de non solo di passare l'ultimo esame senza sapere nemmeno di cosa parli, ma se prende meno di 28 si lamenta pure.

D'altro canto, applicato nella vita di tutti i giorni, il ragionamento non è del tutto campa­to in aria: al bar, per esempio, dopo ventotto birre si può sperare che almeno la ventinovesi­ma sia offerta dalla casa.

  La tesi
 

E una specie di rappresenta­zione teatrale della vita che verrà, dell'impatto, ormai prossimo, dell'inge­gnere con il mondo del lavoro. In quanto tale, i primi mesi di tesi vengono passati nell'inatti­vità più assoluta (rappresentazione della disoc­cupazione). Poi a giocare a Tetris con il potentissimo computer acquistato per scrivere la tesi (periodo di formazione). Quindi ci si getta nella stesura della tesi vera e propria, con l'en­tusiasmo del neoassunto.

Qualche mese dopo, da questo sforzo titani­co uscirà un'imperdibile opera di 600 pagine, interessantissima già a partire dal titolo: 

Influenza della pallinatura sulla resistenza a fatica di un composito a matrice metallica. Dopo aver speso novecentomila lire tra fotocopie e rilega­tura, il quasi ing. si avvia orgoglioso in segrete­ria, consegnando la tesi con una settimana di anticipo rispetto alla scadenza, «cosi avranno il tempo di leggerla con più attenzione».

Li lo sbarbato vedrà che il suo prezioso lavo­ro verrà riposto in una campana di plastica bianca con la strana scritta «Solo Carta» e gli verrà consegnato un modulo in cui gli si chiede di esporre in tre righe titolo e contenuto della tesi. Tre! Riuscire a condensare in tre righe sei mesi di ricerche è un impresa che meriterebbe la laurea ad honorem in Lettere. Vista la lun­ghezza dei titoli, tra l'altro, si finisce con lo scri­vere cose del genere: ~<Tìtolo: Analisi della fatti­bilità del progetto di contenimento dell'inqui­namento acustico nelle immediate vicinanze dell'Aeroporto di Malpensa 2000, mediante l'installazione di barriere fonoassorbenti in sili­cato laminato. Contenuto: Fattibile».

Dopodiché, 10 minuti di discorso dall'effet­to più potente di un litro di valium e l'inge­gnere è finalmente tale. Il suo destino è com­piuto.