L'opposizione e la critica fanno bene anche al capofamiglia

Tutte le formazioni sociali, le nazioni, le imprese, le famiglie tendono a diventare rigide, immobili. Perché agisce l’abitudine, che porta tutti a considerare naturale ciò che hanno sempre fatto e innaturali i cambiamenti. Perché coloro che detengono il potere finiscono per considerarlo connaturato alla propria persona, immutabile ed ereditario.

            Cos’, col passare del tempo, non sopportano più il dissenso e si aspettano solo ammirazione e omaggio servile. Non è un problema di buona volontà o di carattere. Senza accorgersene il leader più democratico, il manager più duttile, il padre più comprensivo si trasformano in despoti.

Per rompere l’abitudine, per mettere in moto il cambiamento, per ridurre la tendenza naturale al dispotismo è necessaria una forza che si oppone all’esistente e lo sfida. Sono i plebei che combattono i patrizi, gli operai che si oppongono ai capitalisti, le opposizioni che criticano i partiti di governo. Sono gli innovatori nel campo della scienza e dell’arte che mettono in discussione le credenze consolidate, i gusti dominanti, le accademie altezzose.

Anche chi è animato dalle migliori intenzioni in realtà, si decide a migliorare il suo prodotto se e quando c’è un concorrente che offre di meglio e a prezzo più basso. In quel momento si sveglia, si mette a pensare, inventa una risposta. Stesso discorso vale per l’orario di lavoro. Senza i sindacati avremmo ancora le giornate lavorative di sedici ore.

Il no, l’opposizione, è importante anche nelle relazioni interpersonali. I bambini sviluppano la propria intelligenza e la propria volontà risolvendo problemi, affrontano ostacoli. I genitori imparano e si rinnovano sotto lo stimolo dei figli. Anche l’amore si coppia si sviluppa attraverso il confronto. Quando siamo innamorati vogliamo fonderci con l’amato ma vogliamo anche affermare la nostra individualità, e lui la sua. Ne deriva quella che ho chiamato la lotta con l’angelo e che rende viva, feconda, creativa la vita di coppia.

La lotta, il negativo sono perciò parte integrante dell’essere, del miglioramento. Da questo qualcuno ha tratto la conclusione che il progresso umano e sociale è il prodotto della violenza, della guerra e delle rivoluzioni.

No,. Le guerre, di per sé sole, distruggono senza costruire. Le rivoluzioni, di per sé sole, sostituiscono una nuova tirannia a quella antica. Il vero insegnamento è un altro. Ognuno di noi deve sapere che ha bisogno degli altri, della loro sfida critica. Una oligarchia deve cooptare nel suo seno nuove forze vive. Una economia deve aprirsi alla concorrenza e non rinchiudersi nel privilegio e nel monopolio. Un sistema politico sarà forte e vitale solo se dà all’opposizione la possibilità di sostituirlo. Per questo la democrazia con alternanza è superiore ad ogni altra. Se ci fosse stata anche in Italia, non saremmo arrivati a Mani pulite ed esisterebbero ancora la Democrazia cristiana ed il Partito socialista.

Chi dice no, chi si contrappone, chi lotta deve sapere che il suo compito non è distruggere e annientare, ma arricchire, correggere, completare. Quando l’oppositore pensa di avere tutti i diritti e tutte le ragioni, quando pensa di creare la perfezione, sostituisce un dispotismo ad un altro dispotismo. Allora la storia si ripete identica. Come avveniva nelle Repubbliche sudamericane, dove il liberatore abbatteva il dittatore per diventare dittatore a sua volta, in un ciclo senza fine.