Il vero Natale

La nascita di Colui che noi riconosciamo uomo perfetto, non è un evento esclusivamente storico, ma spirituale. La luce dell’aurora che appare al mattino non è quella dell’aurora di quel giorno, ma dell’aurora eterna. Di risveglio in risveglio, essa manifesta la luce senza principio. Gli astronomi sanno che la luce delle stelle che arriva oggi ai nostri occhi, ha cominciato il suo viaggio tanto tempo prima. Così l’età di Colui che annuncia la verità non comincia il giorno in cui noi la vediamo: l’urgenza della verità era già dentro l’eternità. Noi la vediamo in un dato momento ma sappiamo che non è limitata ad alcun tempo.

Fare una cerimonia religiosa particolare, in un giorno fissato per onorare i grandi uomini, è uno sdebitarci a poco prezzo. Non ricordandoci di loro per 364 giorni e onorarli solo il 365°, noi facciamo piacere solo alla nostra materialità. La realizzazione della verità non sta nel riconoscere i nostri doveri: qui è facile sbagliarsi. Se cerchiamo di eliminare la nostra responsabilità ripetendo parole, rendiamo solo più difficile il cammino alla verità. Non vivendola nella nostra vita, pensiamo di salvarci presentando facili offerte di lode. Abbiamo ingabbiato dentro la ripetizione di rituali esteriori coloro che sono venuti a liberarci dalle esteriorità.

Mi sento pieno di vergogna al pensiero di essere chiamato un giorno solo a compiere il rito celebrativo. E’ una mancanza di serietà molto grande ripagare con parole Colui al quale dobbiamo legarci con la vita.

Parlerò della sua nascita legandola solo a una precisa data del calendario?

Si può forse calcolare nel conto dei tempi quel giorno interiore che non può essere percepito dal tempo? Il Figlio del Padre è nato nella nostra vita il giorno in cui abbiamo compiuto una rinuncia in nome della verità, il giorno in cui abbiamo chiamato fratello con amore un altro uomo. Questo è il Natale, in qualsiasi momento avvenga! Il giorno della nascita di Gesù può arrivare nella nostra vita in qualsiasi momento, così come il giorno della sua crocefissione arriva un giorno dopo l’altro.

In questo giorno particolare, in tutti i Paesi, in tutte le chiese si elevano inni di lode a Colui che ha parlato a tutti gli uomini del Padre supremo. E fuori da quelle stesse chiese la terra è bagnata dal sangue per l’uccisione dei fratelli. Coloro che oggi gli elevano inni di lode nel tempio, lo rinnegano col tuono del cannone, lo deridono nella sua parola facendo piovere dal cielo la morte.

C’è una avidità crudele: è tolto con violenza il cibo ai poveri. Coloro che non hanno il coraggio di affrontare le percosse opponendosi alla violenza nel nome di Cristo, ritti davanti all’altare, inneggiano con parole formali alla vittoria del Misericordioso trafitto dalla lancia.

Allora, perché questo è un giorno di festa? Come posso sapere che Cristo è nato in terra? Di che cosa posso gioire? Come posso proclamare solo a parole la nuova nascita di quello stesso Gesù che da un’altra parte percuoto con le mie stesse mani? Anche oggi nella storia umana Egli è crocifisso ogni momento.

Egli ha chiamato l’uomo figlio del Padre supremo. Ha detto al fratello di unirsi al fratello; ha fatto umile offerta della verità umana sull’altare. Ci ha esortato con parole eterne all’unità. Ma di secolo in secolo noi abbiamo rigettato il suo invito. Abbiamo fatto di tutto per opporci alla sua parola.

Nelle formule dei Veda è scritto che Dio è Padre; per questo c’è la preghiera: “Si risvegli in noi la coscienza che Egli è Padre!”. Colui che è venuto a darci la consapevolezza di questa paternità, frustrato e deriso è arrivato alla nostra porta. Non releghiamo la sua parola solo nel canto e nelle lodi. Oggi è giorno per pentirsi, non per godere. Oggi la vergogna per quello che l’uomo compie pervade tutto il mondo. Abbassiamo nella polvere il nostro altezzoso e dagli occhi scendano lacrime. Il Natale è un giorno di riflessione, un giorno per farci tutti umili.