La casa

La casa è un esempio di tecnologia applicata all'ordine e alla pulizia. Tutto è sempre lustro e funzionante; gli orologi spaccano il minuto, il rotolo di carta igienica è sempre all'inizio, le lampadine non si fulminano mai e comunque ce n'è un intero set di ricambio. La Tv è sintonizzata al millimetro, la dispensa è sempre piena e le porte non hanno mai cigola­to negli ultimi 20 anni.

Tutto ciò grazie all'instancabile opera del padrone di casa: la moglie dell'ingegnere (la mamma, per i non coniugati). Tanto è preciso e puntiglioso sul lavoro, infatti, altrettanto l'in­gegnere è goffo nelle faccende domestiche.

Non è che l'ingegnere sia il tipico marito che se ne sta in panciolle a guardare la moglie che lavora, tutt'altro: tra i due è il più attivo nelle faccende domestiche. Il problema è una drammatica mancanza del senso della priorità. C'è il rubinetto che perde? Certo, è un fastidio, ma prima c'è da finire di montare l'impianto di innaffiamento automatico in giardino. L’oro­logio a pendolo è fermo da un mese?  E’ un guaio, sì, ma che verrà definitivamente risolto il giorno in cui terminerà il progetto di colle­gamento via satellite tra la tv del salotto e una telecamera appositamente puntata sul Big Ben.

Chi crede che vivere con un genio della tec­nica sia comunque un vantaggio, sappia che nella casa dell'ingegnere gli oggetti si dividono in due classi: oggetti che hanno bisogno di essere riparati e oggetti che funzionano benissi­mo ma che, «con una piccola modifica», potrebbero funzionare ancor meglio. Inutile dire che questi oggetti, dopo la miglioria, rien­treranno nella prima classe.

L'ingegnere che sfrutta le sue nozioni per un lavoro utile è un fenomeno della natura raro e spettacolare come un'aurora boreale e, per giunta, sospetto. La moglie che, tornando a casa, vedrà il marito intento ad aggiustare la caldaia (nonostante il marchingegno per aprire le persiane stando a letto sia ancora da finire) non esulterà di gioia, ma lo affronterà chie­dendogli: «Su, confessa! Cos'hai da farti perdo­nare?».

 

La moglie

Parafrasando un noto proverbio, per lei vale il detto «Hai voluto la bicicletta? E adesso non pedali, perché sono sei mesi che tuo marito sta studiando una modifica che ti per­metta dì gonfiare le gomme suonando il campanello».

Per quanto l'aver sposato un ingegnere denoti una forte vena masochista, non si può non compatire la poveretta quando, chiedendo al marito «Hai visto dov'è l’accendigas?», si sente rispondere: intendi forse l'attuatore pie­zoelettrico?». Un adorabile momento di rivin­cita lo ottiene in quei casi (tutt'altro che rari) in cui anche l'onniscienza del marito nulla può: quando si guasta la macchina, lei si rilassa sul sedile, assiste ai suoi tentativi infruttuosi e, chiamando il carro attrezzi, con malcelata sod­disfazione lo liquida con «meno male che ho sposato un ingegnere».

Nonostante tutto, l'imbranataggine del marito nelle faccende di tutti i giorni accende in lei i più alti istinti materni ed è in effetti con abnegazione ed entusiasmo mammesco che cura i rapporti del marito con il mondo esterno.

E lei che, instancabilmente, cerca di spie­gargli che non c'è niente di male nell'andare in cantiere con due calzini uguali tra loro e che se anche, addirittura, richiamassero la camicia, il cavalcavia verrebbe bene lo stesso.

E’ lei che in vacanza riesce a fingere entusia­smo quando le si propone: «Cara, che ne dici di fare quella deviazioncina di cui ti parlavo? Sai, c'è la più grande centrale idroelettrica del Sudest asiatico, sarebbe un peccato essere a soli 400 km e perdersela ... ».

E lei che, con indomito coraggio, sale senza batter ciglio sull'ultimo aereo progettato dal marito, nonostante i casini combinati l'ultima volta che ha provato a installare l'antenna parabolica.

Ed è con vero orgoglio da mamma che, inter­rogata a proposito del mestiere del marito, risponderà sempre e comunque «è ingegnere»,

che faccia il ricercatore in un istituto di fisica nucleare o venda protesi acustiche porta a porta.

 

I figli

Due. Sempre. Sarà per la consapevolezza di essere una persona fuori dal comune, per la pressione deri­vante dalle aspettative della società o per chis­sà quale altro motivo psicologico, fatto è che l'ingegnere ha una forte pulsione verso la nor­malità. Appena può, indirizza pensieri e azioni alla ricerca di una conformità alla massa che lo faccia sentire uno dei tanti. Il suo ideale è esse­re abbastanza alto, ma non tanto da spuntare tra la folla, avere un po' di pancetta senza esse­re grasso, vivere in una casa comoda che non sia né una reggia né un tugurio, e così via. Questa disperata ricerca della «media» si accompa­gna, per deformazione professionale, all'accura­ta pianificazione del proprio percorso esisten­ziale.

E, venendo al punto, l'ingegnere pianifica proprio tutto, anche il numero di figli. Due gior­ni dopo le nozze, mentre la moglie sfoglia i cata­loghi premaman, chiedendosi quanti e quali figli le riserverà la sorte, l'ingegnere si fa recapi­tare a casa l'ultimo «rapporto nascite» dell'Istat, squarcia il pacco, apre il tomo e, terrore, sgo­mento e disperazione, legge che la famiglia ita­liana ha, in media, 1,73 figli. Che fare?

Dopo un primo attimo di sconforto, in cui impreca contro il destino porco che gli impedi­sce di essere in media, prende la calcolatrice e scopre che, se dovesse fare due figli, la media italiana salirebbe a 1,73000001666. «Vada per due», dice allora alla consorte, simulando sere­nità. Ma la verità è che non riuscirà mai ad amare davvero quello 0,27 in più del secondo figlio, corrispondente all'incirca al pezzo di gamba tra piede e ginocchio. «Papà, mi sono rotto la tibia» dice il secondo genito, telefonan­do dal campo di pallone. «Ben ti sta, così impa­ri a rovinare la media», pensa il papà, mentre accorre per portarlo all'ospedale.

L’incrollabile certezza che l'ingegnere debba sempre e comunque avere due figli può portare anche a interessanti considerazioni pratiche:

>Stai per sposare un ingegnere? Scegli una casa adatta a una famiglia di quattro persone.

>Sei figlio unico di un ingegnere? C'è una sorellina in arrivo, anche se hai 37 anni.

>Sei il terzo figlio di una famiglia con papà ingegnere? Adesso sai perché i tuoi genitori e i due fratelli sono scuri di capelli, mentre tu sei biondo.

Stabilito il numero dì figli, veniamo adesso alle loro qualità:

>Uno dei due è bravo, bello e gentile, rispon­de educatamente, lascia il posto alle vec­chiette ed è il chiaro erede delle facoltà intellettuali paterne: a 3 anni risolve le equazioni di terzo grado, a 12 anni va ad «anticipazioni» di matematica, a 24 anni si laurea perfettamente in corso e comincia un'onesta carriera professionale. Du' palle, insomma.

>L:altro fa il chitarrista punk. Figlio ribelle per eccellenza, cerca in ogni modo di contraddi­re e mettere in imbarazzo i genitori. Se il papà fa il progettista alla Coca‑Cola, ogni qualvolta ci sono ospiti in casa entra in salotto sorseggiando una Pepsi, sostenendo che «i rutti vengono molto meglio» e for­nendone le prove a un'audience allibita. Terminato l'istituto tecnico non va all'Uni­versità o, peggio ancora, ci va e si iscrive a Scienze Politiche. Dopo 10 anni di dorato esilio a Bora Bora, decide di tornare a casa e rinnegare il passato, in sospetta coincidenza con il mancato arrivo del vaglia internazio­nale mensile di papà.

Per dare un senso pratico a tutta questa teoria, citiamo due famosi figli di ingegneri:

>Brian May, chitarrista dei Queen. Figlio di un ingegnere elettronico, cominciò la sua carriera suonando una chitarra elettrica costruita con l'aiuto del padre ma, prima di lanciarsi definitivamente nel mondo della musìca, trovò ìl tempo dì laurearsì ìn Astro­nomia all'Imperial College di Londra.

>James Cameron, regista di Titanic, figlio di un ingegnere navale. Un lampante esempio di persona che ha un cattivo rapporto col mestiere del padre.

 

Niente sesso siamo ingengeri

Da giovane l'ingegnerino ha le idee ben chiare riguardo ai rapporti che vorrebbe avere con le donne: molti e completi. Dalla teoria alla pratica ce ne passa, però, e spesso non va più in là del rapporto orale, nel senso che con una ragazza, al massimo, riesce a farci due chiacchiere.

L’approccio del giovane ingegnere all'altro sesso è reso difficile da due fattori interagenti: la fama di personaggio noiosetto e la diffusione della prosperità nel nostro paese.

Per capire gli effetti del primo fattore, basta immaginarsi il giovanotto che, dopo mesi di preparativi e dopo aver frequentato un corso di training autogeno, decide finalmente di buttar­si: incredibile a dirsi, lei non scappa. Comin­ciano a parlare, qualche minuto di schermaglie, un po' di frasi più o meno convenzionali e poi, inevitabile, la mazzata.

«E che fai di bello?».

«Studio».

«Cosa?».

«ingegneria».

Qui scatta il vero dramma dell'ingegnere. Qualunque studente di qualsiasi altra facoltà, alla successiva domanda «E che esame stai pre­parando?» potrà usare le sue esperienze perso­nali come ruota da pavone. «I poeti romantici» risponderà il letterato, «Restauro di opere d'arte» dirà l'architetto; persino un aspirante medico potrà buttare lì «Anatomia. Faccio una tesina sui problemi del cuore ... ».

Ma l'ingegnere? Come si può anche solo lontanamente sperare di affascinare una donna esponendo le proprie conoscenze in tema di brocciatrici, ghise o travature iperstatiche? Per riuscire a fare dell'autoironia su un agosto passato a progettare un cuscinetto volvente a rulli conici, ci vogliono un self control e una sicurezza di sé che nessun ventenne in piena tempesta ormonale (negli ingegneri, distratti dagli studi, arriva con un po' di ritardo) potrà mai avere.

L’effetto negativo del benessere diffuso è più sottile: l'ingegnere è, storicamente, un buon partito. Cinquant'anni fa la cosa poteva essere utile, almeno al fine di prender moglie. Ora che tutti stanno più o meno bene il suo effetto residuo è quello di farlo piacere alle mamme, la qual cosa è garanzia automatica del non piace­re alle figlie.

Per fortuna, come dice Woody Allen, il sesso è un'attività praticabile anche senza la partecipazione di altre forme di vita. Non ci si deve stupire allora che all'ingegnere, in media, manchino quattro diottrie.

Il tempo vola e tanto più per l'ingegnere, pressato dalla consapevolezza che, una volta inserito in un ambiente lavorativo per soli uomini, sarà ben difficile conoscere la potenziate consorte. Ma l'ingegnere è un tipo tenace e, se non riesce a trovare una compagna con i metodi tradizionali, si rivolge agli annunci sui giornali, di cui riportiamo qui sotto un esempio (vero):

Ingegnere 48enne, ottima presenza. Sono un uomo estroverso e pieno di interessi. Mi piace leggere, ballare e fare lunghe passeggiate insieme ad una donna dolce e simpatica magari di fronte ad un tramonto romantico. A parte gli scherzi, sono una persona libera sentimentalmente e vorrei per questo concludere il mio stato di libertà incontrando una donna che possa rendermi felice».

Da notare la frase «sono un uomo estroverso e pieno di interessi» seguita da «a parte gli scherzi~>: con tutti i suoi difetti, l'ingegnere è un uomo integerrimo e non riesce a barare nep­pure in amore.

In un modo o nell'altro, comunque, l'ingegnere riuscirà a trovare moglie (o marito) e fare un paio di bimbi con cui condurre una serena vita familiare.

A proposito di questa «serena vita familia­re», giova ricordare che Landru (il francese che uccise dieci donne alle quali aveva promesso il matrimonio) era c'è bisogno di dirlo? - un ingegnere.

 

Hobby

Si dividono in due categorie: quelli veri e quelli immaginari, (pensati al solo scopo di dare un aspetto umano al curriculum.

In fondo a una pagina piena di «esperto in sistemi per l'ottimizzazione dell'ispezione visua­le dei circuiti stampatì» o «progettìsta di sen­sorì piezoelettrici per il controllo strutturale», il paragrafo Hobby e Sport è vissuto dall'inge­gnere come il momento della redenzione, l'ul­tima possibilità di non sembrare lo sfigato che in realtà è (o crede di essere).

E allora, come tutte le persone in difficoltà, si fa prendere la mano ed esagera: gli sport indi­cati non sono mai meno di quattro e non è solo roba banale tipo calcio o tennis: si va dal foot­ball americano al tiro con l'arco, passando per il chilometro lanciato; tanto, come fanno a controllare?

Certo, bisogna poi avere il coraggio di rispondere: «In gioventù» a un allibito capo del personale che, squadrando il fisico imbolsito del presunto superingegnere, gli chiede dubbio­so: «Campione del mondo di snowboard?».

I più sofisticati inseriscono anche qualche disciplina orientale, tipo tae kwon do o judo, a indicare un perfetto connubio tra corpo e spiri­to. Il parallelismo con l'ingegneria, connubio tra tecnica e intelletto, è immediato. t chiaro che per costruire un grattacielo nessuno sarà più adatto di un karateka e pazienza se ha preso solo 19 in Scienza delle Costruzioni.

E non si pensi che ogni ingegnere abbia un solo curriculum; al contrario, gli hobby sono inventati accuratamente in funzione della società alla cui porta si sta bussando. Si manda il cv a una multinazionale che pretende fre­quenti spostamenti? Hobby: viaggiare, impara­re nuove lingue, collezionare modellini di treni e aerei. Si cerca lavoro nel ramo meccanica? «Adoro passare il mio tempo libero facendo dei lavoretti col tornio».

Il risultato è che se qualcuno davvero pren­desse sul serio un simile currìculum, bollato come inguaribile fancazzista l'ingegnere trove­rebbe un posto solo come pierre in una disco­teca o come animatore al Club Med.

Ma come passa realmente il suo tempo libero un ingegnere? Quali sono i suoi veri hobby?

Intanto, se gli si rivolge questa domanda, l'in­gegnere risponde d'impulso: «Non ne ho». Que­sto perché, inconsciamente, gli riesce difficile considerare «hobby» il programmare in Visual Basic (e come dar torto al suo inconscio?).

Bisogna allora essere più sottili e cambiare domanda: «Cosa fai quando non sei al lavo­ro?». Anche così, comunque, non si ottengono risposte significative; questa volta è la vergogna a bloccarlo. Se si riuscisse a piazzare una telecamera nascosta per scrutare nel suo tempo libero, però, si scoprirebbe che l'ingegnere passa le sue serate a disegnare circuiti integrati, a scrivere macro di Excel o a progettare un finto antifurto a led luminosi che inganni il ladro di passaggio.

 

L'invenzione che cambierà il mondo

Questo è il vero sogno di ogni ingegnere. E la parola «sogno» cade a fagiolo: generalmente è proprio al risveglio da un lungo sonno che l'ingegnere è convinto di aver avuto l'idea che cambierà la storia. A quel punto prenderà un periodo di aspettativa, si chiuderà in casa e ne uscirà due mesi dopo con il prototipo di una cyber mano per videogiochi che, collegata a un joystick, replichi esattamen­te i movimenti che la propria mano fa con un secondo joystick.

A quel punto, se la moglie vuole divorziare gli chiederà: «Ma a cosa serve?. Se invece gli vuole impartire una delusione più moderata gli dirà: «Bello. Ma credo che i giapponesi l'abbia­no già inventato». Se lo ama ancora come ai primi tempi, gli darà una tisana e lo metterà a letto, sussurrandogli: «Geniale. Ma credo che il mondo non sia ancora pronto».

 

La carta stampata

Tra le letture dell'ingegnere c’è il quotidiano a tiratura nazionale, che acquista tutti i giorni e non legge mai. Il mensile in inglese, di solito il «National Geographic» o «Science», anch'esso mai letto ma che ha almeno l'onore di essere sfogliato (l'ingegnere guarda le figure, come in «Topolino»). Per la narrativa, i grandi classici, acquistati a botte di opere omnie, e qual, che libro di fantascienza. In questo quadro apparentemente normale, l'occhio attento potrà scovare le prove dell'ingegnerità di padrone di casa. sul comodino, in mezzo a copie intonse di «Time Magazine» e «Scienza e Víta», fanno capolino un paio di riviste specia­listiche tipo «Lamiera» o «Saldature Moder­ne», con interessanti articoli sul mercato degli interruttori bífasicí pieni di appunti e sottoli­neature. Negli scaffali, tra un Proust e un Asímov, troviamo Il manuale del calcestruzzo.

Ma il libro per eccellenza è il Manuale del­l'Ingegnere, un'opera omnia che racchiude la summa del sapere tecnologico mondiale, pre­zioso riferimento nella sua vita di tutti i giorni; ogni sera, prima di dormire, una sfogliatina: come la Bibbia. Qualunque sia l'impiego del­l'ingegnere, il manuale è sempre lì, a dargli una mano, a ricordare tutta la teoria che sta alla base della soluzione di ogni problema pratico.

Per problemi particolarmente complessi, dove anche il Manuale dell'Ingegnere nulla può, il nostro eroe rispolvera dalla preziosa teca in cui lo conserva il classico dei classici, l'uni­co libro che egli abbia veramente letto e amato in vita sua: il Manuale delle Giovani Marmotte.